Livorno, 12 ottobre 2017 - «Abbiamo pensato che fosse venuto il terremoto, all’improvviso ci siamo svegliate in piena notte con i letti che erano scivolati lungo la parete. Tanta era la forza della tempesta. E i danni che si è lasciata alle spalle lo provano». Suor Maria Gabriella è la madre superiora del Monastero del Carmelo, in via delle Carmelitane di Antignano quasi alle pendici di Montenero. Sono 15 in tutto le religiose che vivono nella struttura affacciata verso il mare. Ma sono preoccupate, ogni giorno le crepe sulle pareti si allargano e i lavori sono sempre più urgenti.

«Il sotterraneo ha subito grossi danni dall’alluvione, c’era oltre un metro e mezzo d’acqua. Abbiamo perduto la caldaia, soprattutto sono spuntate molte crepe lungo le pareti del monastero compreso nelle camerine ai piani alti– spiega la madre superiora – Siamo in attesa dei preventivi per i lavori che dovranno essere fatti anche perché il muro di cinta è stato portato via dalla furia dell’acqua». Nei corridoi del monastero le crepe fanno «disegni» pericolosi anche intorno alle porte di accesso alle camere e alla cappella.

«Quando ci siamo svegliate la notte del 10 settembre avevamo una gran paura, l’indomani stesso sono venuti i vigili del fuoco per un primo sopralluogo. Adesso aspettiamo risposte dai geologi per le indagini sul terreno visto che il timore è che vi siano interventi urgenti alle fondamentia Forse anche iniezioni di cemento per evitare lo slittamento – prosegue la religiosa – Il superiore di Montenero, don Luca, ci ha rassicurato che se avremo mai bisogno di ospitalità potremo andare su. Ma mi creda, noi non lasceremmo mai il monastero».

Suor Maria Gabriella è arrivata a Livorno a 29 anni, da Varese. «La città non meritava la sventura di una tragedia così grande, quella del mese scorso. Penso a Martina, che si era sposata a luglio. E penso ai Ramacciotti, con il nonno eroe e la piccola Camilla salva con la nonna Paola – racconta ancora, ripercorrendo con la memoria quella notte – Il geologo ci ha anche detto che qui abbiamo avuto un colpo di fortuna, in mezzo alla sventura. Oltre il muro di cinta c’è un pino di oltre 200 anni che ha trattenuto il terreno, ma bisogna fare presto e intervenire. Quando avrò i preventivi dei lavori da fare, compreso il muro di cinta, consegnerò tutto a sua eccellenza monsignor Giusti. Con una letterina, dove mi rimetterò al suo buon cuore. Era da marzo che avevamo una grande siccità, tutta quell’acqua insieme ha destabilizzato il terreno. A guardare le crepe ogni giorno ci fanno sempre più paura e gli interventi sono più che urgenti».