Livorno, 9 agosto 2017 - Il fascino del mistero e di una storia tragica ancora poco conosciuta che ha stravolto l’Europa. Pripyat, Chernobyl sono nomi che richiamano alla mente un numero: il 1986. L’esplosione del reattore e la nube maligna, poi una fitta cortina di silenzio. Emanuele Cosimi (foto), originario di Bibbona, parte oggi per il quarto viaggio verso la centrale nucleare. «Stavolta accompagneremo alcuni turisti, persone curiose che si sono appassionati alle nostre fotografie con le quali abbiamo realizzato mostre in tutta Italia. Ci siamo buttati in quest’avventura tanti anni fa e ci siamo scontrati con una realtà che sa di “science fiction”. Con la consapevolezza che l’omertà e il desiderio di dimenticare spesso chiudono le porte al ricordo anche delle persone con le quali parliamo». Un giro che è quasi un tour nell’universo di un fermo immagine reale: la storia non è andata avanti in questa parte di mondo, la natura ha ripreso il sopravvento. Scenari da brividi e da film. «Faremo un giro “classico”, passando dal check point verso Pripyat e portando anche un saluto ad alcuni abitanti con i quali abbiamo istaurato un bel rapporto. Vedremo il lunapark, il palazzo panoramico e passeremo in vista del nuovo sarcofago del reattore responsabile dell’alba atomica. Il nostro sogno? Andare anche a Fukushima, ci stiamo documentando sui livelli e i limiti di radioattività. Vogliamo raccontare e fotografare perché chi non può andare fisicamente a vedere ne sappia un po’ di più. A novembre torneremo per vedere la città che è stata creata dopo l’evacuazione di Pripyat, una... copia, appena fuori dalla “zona di esclusione” – conclude Cosimi – Volevamo passare in Bielorussia per vedere la zona di esclusione da quel lato. Quest’estate abbiamo ospitato un bambino bielorusso, la gente ha ancora molto timore>.

GIORNO 3

Chernoby, 11 agosto 2017 - Ultima giornata per i turisti all'interno della zona. Visita al reattore numero 5, mai completato dopo lo scoppio del 4 nel 1986. Tuttavia all'interno di questa struttura è facile distinguere la disposizione delle stanze, fino alla sala operativa dove sarebbero state posizionate le barre di uranio. Inoltre il panorama dal tetto è incredibile. Si può mappare ad occhio nudo tutta l'area della centrale nucleare Lenin e all'orizzonte si distingue l'antenna Duga senza difficoltà. Durante questa visita abbiamo avuto l'occasione di entrare in contatto diretto con i ladri di metalli. Nel silenzio abbiamo distinto nettamente il rumore della sega e non abbiamo voluto immischiarci in questa spinosa questione. Un fenomeno illegale e pericoloso considerando che non è dato sapere dove, nel mondo, questi metalli vengano venduti. Il pomeriggio lo abbiamo trascorso a casa di Ivan e Maria, due cari amici "selfsettler" che come sempre ci hanno accolto come fossimo ormai di famiglia. Sul tavolo abbondavano cetrioli, patate, grasso di maiale, ottimi pomodori arancioni tipici della Zona e ovviamente vodka. "Ho viaggiato per anni nell' Unione sovietica, quarant'anni fa, e nella Romania di Ceausescu questo è l'unico posto dove ho potuto toccare la storia con mano. Non c'è finzione e la tragedia è ancora palpabile." dice Vincenzo, 65 anni. "Sono un ingegnere meccanico e desideravo fare questo viaggio per vedere con i miei occhi queste strutture immense di architettura e ingegneria sovietica." aggiunge Gabriele, 39 anni.