Livorno, 12 settembre 2017 - QUARANTA ore di ricerche via terra e via mare. Con le unità cinofile e con i mezzi nautici, i sommozzatori, le unità di soccorso fluviale, gli esperti del servizio di topografia, tutti sguinzagliati lungo il Rio Ardenza. Lì doveva essere Martina Bechini, 34 anni, giovane sposa che il torrente in piena ha strappato via dalle braccia del marito mentre cercavano di mettersi in salvo sul tetto di una baracca nel cortile della loro casetta, in via Garzelli, traversa di via di Popogna. Epicentro del disastro che ha spazzato via i Tre Ponti e seminato morte. Finita a tre chilometri da casa, sotto cumuli di detriti nel giardino di una villa di inizi Novecento, affacciata sui Tre Ponti, la spiaggia che non c’è più.

Poco distante dal canneto a cui il marito, Filippo Meschini, 35 anni, ha trovato la salvezza, rimanendovi aggrappato con la forza della disperazione in attesa dei soccorsi. Dopo aver tentato di tenersi stretta anche lei. Per ben due volte la furia del torrente gliela ha strappata via. Era riuscito a riprenderla, ma al terzo strattone, alla terza ondata non ce l’ha fatta più. I vicini li sentivano gridare. Ma non hanno potuto far nulla per aiutare i due ragazzi che abitavano nella parte più bassa della corte, dove il fiume che ribolliva è arrivato fino al tetto, sfondando le finestre e portando via tutto. Spazzando via il nido d’amore dei due giovani, sposi solo dal luglio scorso, con i ricordi racchiusi nell’album di uno splendido viaggio di nozze in Giappone e un futuro immaginato di avere dei bambini, di crescerli, di invecchiare insieme. Martina, impiegata in una ditta di forniture medicali, è l’ottava vittima accertata dell’apocalisse di acqua e fango nella conta ufficiale.

Alle 16.30 di ieri, vigili del fuoco e volontari della Svs hanno estratto il corpo della ragazza che si temeva trascinato in mare, e quindi col rischio che rimanesse disperso per sempre. Eppure Filippo era quasi riuscito a salvarla. «Siamo usciti fuori – ha raccontato – nell’aia davanti alla nostra abitazione. Siamo saliti sul tetto di una piccola baracca per attrezzi che era stata costruita contro il muro di protezione della proprietà. Abbiamo provato a tirarci su, perché eravamo circondati da un fiume d’acqua».

Ma il muro è crollato, la baracca si è sfasciata, e i due sposi sono stati travolti dalla corrente, con lui che teneva stretta la mano di lei e l’ha afferrata per due volti prima di sentirla sgusciare via. Lui, semiassiderato, era stato recuperato dai volontari della Svs ed è tuttora ricoverato al pronto soccorso a Livorno, in stato di choc. Come Alessandra Blu, la sorella di Martina, cantante e sassofonista molto conosciuta in città. Sulla sua pagina Facebook, da ieri, i messaggi di cordoglio ed affetto hanno preso il posto di quelle che fino a quel momento erano state parole di incoraggiamento, preghiera speranza. Ma la speranza non c’è più né per Martina, né per gli altri sette morti. Né, ormai, per l’unico disperso che ancora manca all’appello, il 67enne Gianfranco Tampucci, l’uomo, anche lui abitante in via Sant’Alò, in una baracca a due passi dal torrente.

paola zerboni

monica dolciotti