Livorno, 14 settembre 2017 - QUASI QUATTROMILA unità abitative che si trovano in zone ad a pericolosità idraulica elevata, secondo una stima al ribasso (che stima 1,5 nuclei familiari per ciascuna di queste unità abitative) quasi seimila famiglie che a Livorno vivono – spesso e volentieri non essendone consapevoli – sopra un pericolo potenziale elevato. Come quella di via Nazario Sauro, quella di via Garzelli, quelle via Sant’Alò in cui hanno trovato la morte le vittime dell’alluvione di Livorno.

È la stima che stanno facendo i tecnici dell’ufficio di pianificazione urbanistica del Comune di Livorno, alle prese con mappe regionali del rischio idrogeologico che, però, come ci spiegano, risalgono al 2012 e che quindi devono essere anche aggiornate in relazione alle mutate condizioni climatiche, con rovesci e fenomeni di piogge torrenziali e «bombe d’acqua» sempre più frequenti e dal potenziale distruttivo sempre più elevato.

Ma se la pioggia non si può fermare, si possono quantomeno ridurre i rischi, con la prevenzione. «Questo è un lavoro che richiederà un impegno di sensibilizzazione strutturale, così che ogni cittadino abbia la consapevolezza rispetto alla conformazione del suolo e al rischio idrogeologico. Questo aspetto è il più critico. Molte delle città storiche quando capitano questi eventi sono salve. Il Pentagono del Buontalenti è salvo, la rete fognaria ha funzioanto benissimo. La questione è quella delle zone in cui il consumo del suolo è stato importante e che deve essere mappato».

«IL PRIMO passo è avere la consapevolezza del livello di rischio idrogeologico in cui insiste la nostra unità immobiliare», spiega l’architetto Sirio Grassi, presidente dell’Associazione piccoli proprietari immobiliari di Livorno. Proprio i tecnici dell’Asppi si sono messi a disposizione di Palazzo Civico per mappare le abitazioni a rischio, individuando quattro livelli di criticità da moderata, media, forte, elevata. A Livorno secondo le nostre stime ci sono 2500 abitazioni in zone a pericolosità idraulica molto elevata. Quelle per intendersi in cui, se c’è l’allerta arancione è meglio scappare. Il manuale contenuto nel piano di protezione civile – elaborato a fine 2015 – mette nelle aree a rischio idraulico anche quelle ai lati del Rio Maggiore e Rio Ardenza. Lungo il rio Maggiore sono 3936 abitazioni divise in 311 abitazioni, 3927 in zone a pericolosità idraulica elevata e altre nove in zone a pericolosità idraulica molto elevata. Lungo il rio Ardenza, ci sono un centinaio di abitazioni a rischio, con 417 persone che vivono in case a rischio elevato e 126 a rischio molto elevato. «Il nostro screening viene fatto confrontando dati cartografici , mappe catastali, mappe del rischio idraulico. é un lavoro certosino che vogliamo mettere a disposizione della città di Livorno, con l’intento della massima collaborazione, perché questo è il momento in cui ciascuno deve mettersi a disposizione e non fare polemiche».