Livorno, 13 settembre 2017 - Duomo gremito e tanta commozione per l'ultimo saluto alle quattro vittime della famiglia Ramacciotti, Roberto, 65 anni, il figlio Simone, 37, la moglie di quest'ultimo Glenda, 35 e il loro figlio Filippo, 4 anni, che l'alluvione del Rio Maggiore ha spazzato via in pochi minuti dopo che un'ondata di acqua, fango e detriti ha invaso il loro appartamento a piano terra di un palazzo di via Nazario Sauro.

In duomo le quattro bare della famiglia Ramacciotti (foto)

Le bare della famiglia Ramacciotti sono arrivate in Duomo per i funerali

Alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco Filippo Nogarin con la giunta al completo oltre a tutte le autorità civili e militari. Alla fine della messa un lungo applauso ha accompagnato l'uscita dei feretri. Nella sua omelia per «questa famiglia rapita alla vita», il vescovo Livorno Simone Giusti ha attaccato senza se e senza ma la burocrazia: "Credo che ciascuno di noi cerchi di fare del suo meglio, ma io sostengo questa tesi: è inutile stare ad arrampicarsi sulle polemiche, perché le polemiche non fanno resuscitare queste persone. Noi dobbiamo cercare di evitare che queste cose accadano. Ormai quello che è successo è successo. Come si fa perché stanotte io possa dormire tranquillo, come fa la popolazione vicina ai torrenti, se ritorna una perturbazione come quella dei giorni scorsi? C'è da cambiare le procedure, 'codice rosso', 'codice arancione'? C'è da mettere in moto nuove procedure di allerta perché ormai il clima è cambiato e per cui si richiedono nuovi protocolli? Cambiamoli, non facciamo polemiche sterili. Cambiamoli. Ma alla domanda: sono stati cambiati? Si è fatta subito una riunione di giunta per cambiare queste cose? Si sono fatte subito delle delibere? Altrimenti si fanno chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e la gente continua a morire. Meglio una notte in più a casa di amici, meglio una polemica sui giornali in più per una falsa allerta che nuovamente giorni come questi. Ma se la burocrazia con le sue terribili leggi inerziali, non cede il passo a pronti interventi di riassetto idrologico del nostro territorio a partire da Montenero e Valle Benedetta, potremo presto rivedere un'alba piangente come quella del 10 settembre".

Nogarin: "Questa città ha un cuore enorme. Lavoriamo per rimetterci in piedi" (video)

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"Ma il torrente e la pioggia esagerata sono i colpevoli? Ma ciò non doveva succedere - ha detto Giusti -, l'invaso era stato costruito proprio lì perchè si riteneva impossibile potesse esondare". "L'uomo crede di poter tutto prevedere ma sovente si trova davanti all'imprevedibile e tutto ciò purtroppo non è privo di conseguenze: quanto dolore oggi e per chissà quanti anni e in quante persone. Con umiltà e forte determinazione questa protervia umana deve cedere il passo all'umiltà e a concreti piani di evacuazione per aree a rischio esondazione".

Non si è fatta attendere la risposta del sindaco Nogarin alle dichiarazioni del vescovo Giusti: «Il vescovo deve fare il vescovo e occuparsi delle anime delle persone. Invece questo vescovo si occupa di cose che non sono di sua competenza». «Noi in realtà - ha detto Nogarin - abbiamo fatto tantissime cose da tre giorni a questa parte. Stiamo tenendo in piedi concretamente una macchina di emergenza che ha ricevuto i complimenti dei vertici nazionali della protezione civile, dimostrando che non solo la macchina amministrativa c'è ma che la città ha un cuore enorme e dopo essere stata colpita da una calamità naturale sta cercando di rimettersi in piedi in tempi record». «Non mi sembra che possa recriminare qualcosa a me - ha concluso il sindaco - o alla giunta o al gruppo di maggioranza, qualcosa di differente rispetto a quello che abbiamo già fatto. Rimando al mittente questo comportamento che per certi versi mi lascia perplesso».

Le bare della famiglia Ramacciotti all'uscita del duomo (video

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Il vescovo Giusti ha citato anche una frase di Steve Jobs sulla morte, «l'invenzione più bella della creazione», frase che ha detto il sacerdote, «provoca non poco alla riflessione ed oggi diciamo la verità anche rabbia».

Il vescovo ha quindi aggiunto che la grande verità è la forza dell'amore, è «l'amore che tiene in vita», che non «si rassegna alla morte: ama oltre la morte e percepisce vivo ciò che è fisicamente morto, tutti si sbagliano oppure in questa esperienza c'è una verità: la morte non è la fine di tutto».

Sempre nel pomeriggio, nella chiesa di Santa Tobia al cimitero comunale si è celebrato il funerale di Martina Bechini, 34 anni.

I funerali di Martina Bechini (foto)

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In mattinata invece si erano svolti i funerali di altre due vittime del nubifragio, Raimondo Frattali, 70 anni, nella chiesa della Ss.Annunziata dei Greci, e quelli di Roberto Vetusti, 74, al tempio crematorio del cimitero comunale. Domani invece le esequie dell'ottava vittima, Giampaolo Tampucci, 67 anni: il suo corpo è stato ritrovato ieri.

Ecco le foto della cerimonia funebre di Raimondo Frattali:

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Nel pomeriggio, alle 16, esequie anche per la 34enne Martina Bechini. La funzione è stata prevista per le 16 al cimitero dei Lupi. Ancora non previsti i funerali di Gianfranco Tampucci, il cui corpo è stato ritrovato nella tarda mattinata di ieri.

PROCEDERÀ direttamente con la cremazione, così come deciso dai parenti, Roberto Vestuti, 74 anni. Previsti per domani invece i funerali del giovane Matteo Nigiotti, 22 anni, deceduto domenica mattina a causa di un incidente stradale all’altezza del bivio di Santa Luce sulla statale 206. Il corpo del giovane – nei cui confronti è stato aperto un conto poste pay in modo tale da poter organizzare i funerali – sarà esposto alla Misericordia fino a domani pomeriggio alle 15.30. Dopodiché si terranno i funerali, previsti sempre alla Misericordia. Sulla bacheca del profilo Facebook del giovane Matteo sono apparsi decine e decine di commenti. Tanti gli amici che hanno rivolto un pensiero al ragazzo scomparso nell’incidente di domenica mattina.