Livorno, 13 settembre 2017 - Esiste una forza anche superiore a quella della natura. È la solidarietà. Un legame invisibile, capace di scaldare il cuore a centinaia di chilometri di distanza. A Livorno, in queste ore drammatiche nelle quali la città lotta contro il fango dopo il nubifragio di domenica, si sono riversate in modo composto centinaia di persone da tutta Italia. Come cinquant'anni fa a Firenze, angeli del fango moderni che hanno risposto 'presente' alla chiamata rimbalzata anche sui social network. In prima fila, tra gli altri, anche gli ultras del Livorno calcio.

«Bimbi d'oro« come li hanno affettuosamente definiti i residenti del quartiere Salviano, tra i più martoriati, che dalla mattina presto hanno aiutato a portare via fango e detriti dai corridoi delle case. «Senza di loro saremmo persi, dalle Istituzioni ci saremmo aspettati qualcosa di più«, è il coro unanime dei cittadini colpiti dal dramma. Non è facile approcciarsi con chi ha perso tutto, ma i volontari ce l'hanno dentro il cuore la voglia di essere utili. «Ho provato una grande commozione mentre spalavo il fango al fianco di tutte queste persone - racconta Giampaolo Usanna, 57 anni capogruppo del Cisom Ordine di Malta, Ponente Ligure - Il mio paese Villanova Albenga è stato a sua volta duramente colpito e ogni volta rivivo quei momenti terribili. Di Livorno non scorderò l'abbraccio con una signora, mentre raccontava il momento in cui la furia dell'acqua allagava la casa uccidendo il suo fedele cagnolino. Lei si è salvata per un colpo di fortuna. Ci siamo zittiti, con gli occhi che brillavano. Queste persone sentono l'odore della solitudine, noi siamo al loro fianco per fargli sentire invece il profumo della solidarietà e dell'aiuto incondizionato. Le emergenze si somigliano tutte, qui però ho trovato una grande dignità. Un dolore composto e la consapevolezza che 'bisogna ripartire subito, al volo'«.

Giampaolo Usanna (Cisom Ponente Ligure)

La chiamata dell'emergenza ha risuonato forte in tutta Italia e per le strade affacciate sul lungomare livornese sono arrivati anche volontari dalla Valle d'Aosta. Professionisti, impegnati da una vita in questo settore che intreccia emergenza sociale, sanitaria e di protezione civile. «Siamo arrivati lunedì e come prima missione abbiamo buttato fuori dalle case di un bel quartiere residenziale con i nostri mezzi qualcosa come 450mila litri d'acqua - spiega Mauro Cometto, 45 anni volontario valdostano - Quando c'è un'emergenza si fa presto: un'occhiata ai turni di lavoro e compatibilmente con quelli si prende e si parte. C'è una grande empatia con queste persone alluvionate, io stesso rivivo i momenti in cui siamo stati sul campo in altre occasioni anche nelle valli 'di casa'. Gli anziani livornesi sono davvero fatti di scoglio, rocce che non si lasciano scalfire. Sanno che l'unica strada è rimboccarsi le maniche e andare. Il momento che mette più a dura prova? Quando portiamo fuori insieme a loro gli scatoloni con i quadri e le fotografie che raccontano tutta una vita, pronti per andare al macero o per finire in qualche sacco insieme ai detriti e al fango. Si chiudono gli occhi, ringraziando di poterlo raccontare, poi si va avanti«.  

I volontari Cisom all'opera nei quartieri