Livorno, 10 ottobre 2017 - E' passato un mese da quella tragica notte in cui Livorno si era svegliata avvolta da un silenzio di morte e distruzioni. L'alluvione del 10 settembre ha fatto tante, troppe vittima innocenti e la città ancora non si è ripresa. Anzi, ha ancora gli occhi stropicciati dal dolore e dalla disperazione. Molti quartieri sono ancora in ginocchio. Nulla deve essere trascurato. La Procura continuerà a indagare su ogni aspetto che riguarda l’alluvione che ha sconvolto la città un mese fa. La conferma arriva allo stesso procuratore capo di Livorno, Ettore Squillace. Otto furono i morti all’alba del 10 settembre scorso. Più un’altra vittima, indirettamente: un uomo che si era tolto la vita per lo sconforto e l’angoscia conseguenti alla bomba d’acqua che aveva acuito il suo stato d’animo già fragile. 

Una settimana dopo questi tragici eventi i sostituti procuratori Antonella Tenerani e Giuseppe Rizzo, incaricati dell’indagine dal procuratore Squillace, hanno nominato cinque ‘super-periti’. Per loro un compito delicato. Che ha svariate sfaccettature: prima tra tutte, vagliare la situazione per fornire alla stessa Procura gli elementi con i quali lavorare. Per sgomberare il campo da ogni dubbio, ieri mattina sempre il dottor Squillace ha ribadito che «è falso sostenere che una parte dell’indagine, quella che riguarda la gestione urbanistica del territorio, sarà archiviata per ragioni di prescrizione». La costruzione di certi quartieri e la tombatura di alcuni corsi d’acqua risalgono anche a trenta anni fa... «Vanno esclusi ora – ha precisato – anche atti nei confronti di chiunque» ovvero avvisi di garanzia. «Come si possono attribuire responsabilità all’attuale sindaco rispetto alle tombature dei fiumi risalenti a oltre 20 anni fa?».

La Procura di Livorno dunque continua a indagare contro «ignoti» per le ipotesi di reato di omicidio e disastro colposo. E, cosa importantissima, sono orientate a 360 gradi prendendo in considerazione ogni aspetto del disastro, dalle questioni urbanistiche, agli allarmi alla popolazione, passando per le tombature fiumi». I pm Tenerani e Rizzo hanno chiamato i consulenti per appurare se vi siano state incurie e negligenze. E per capire anche se vi sia un nesso causa-effetto tra queste e quanto di tragico è accaduto. Vi è anche un’altra opzione che dovranno valutare i tecnici, ovvero l’evento meteorologico nella notte fra il 9 e il 10 settembre sia stato eccezionale e tale da escludere responsabilità oggettive».

Di sicuro gli accertamenti richiederanno mesi e, a oggi, la Procura non può escludere nulla. E nulla sarà escluso. I periti hanno 90 giorni di tempo per fornire le risposte. Nell’incontro con i giornalisti di ieri, il procuratore non ha potuto fare a meno di ricordare quella domenica 10 settembre. «Ho attraversato la città – ha affermato –. Era come divisa in due. Dalla barriera Margherita in poi si apriva uno scenario apocalittico. E questo ci deve far riflettere su come Livorno è stata organizzata a livello urbanistico. Ci vorrà tempo prima trarre conclusioni».