Livorno, 11 luglio 2017 - Il cold case livornese per eccellenza sbarca su Sky. Il protagonista? È un personaggio istrionico e riservato, chiacchierone e silenzioso. Si tratta di David Fedi, alias Zeb. Sarà Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, a condurre il format dedicato interamente alle scomparse misteriose. «La troupe ha setacciato per alcuni giorni la città alla ricerca di amici, ricordi e tracce del suo misterioso destino - ha spiegato la sorella di David, Eva Fedi - Penso mio fratello sia vivo. Naturalmente il mio sogno è che un bel giorno ricompaia e mi venga incontro durante una delle tante iniziative che la città ancora gli dedica».

La puntata di Sky dedicata al graffitaro - e pittore incompreso - livornese andrà in onda con il nuovo anno, al momento sono in corso le operazioni di montaggio.

«L’ultima volta che l’ho visto era aprile 2008, non ci vedevamo troppo spesso. Poi ha visitato la mamma il 18 maggio annunciandole che forse quello sarebbe stato il loro ultimo incontro. «Devo andare via, devo scappare», le disse. Poi un mese dopo, verso metà giugno, smise di rispondere al telefono: nessun segno di vita. Nella casa a Montescudaio dove viveva in affitto tutto era in ordine: c’erano i documenti e il telefono. Così è partita la denuncia della sua scomparsa, di lì a poco è stata ritrovata la macchina al ponte di Calignaia.

«Hanno intervistato me e mia madre, per andare alla ricerca di episodi e ricordi particolari e personali che raccontassero l’uomo e il writer - prosegue la Fedi - Poi hanno cercato ricordi goliardici e scanzonati, concentrandosi sugli amici. Insomma, un’indagine a tutto campo nel vero stile delle detective story. Tra gli amici anche una bella chiacchierata con il gallerista Filippo Lotti, ma non solo. Mio fratello David, che oggi avrebbe 51 anni e da 9 non ci fa più avere sue notizie, aveva tante passioni. Soprattutto amava il confronto con le persone, come raccontava tramite i suoi murales».

L’assessore alla cultura, Francesco Belais, ha di recente lanciato l’idea di un crowdfunding «per salvaguardare le ultime sue scritte ancora intatte - ha spiegato - Si tratta di tre in tutto, si potrebbe pensare a una protezione trasparente anche per non esporle troppo all’usura del tempo, dello smog e di vandali senza scrupoli».

«Ci piace il fatto che la città si interessi ancora del nostro David, sarebbe bello che un atto d’amore verso le sue opere, che sono la sua firma e la sua ultima traccia, venisse dalla gente - Pietro Orlandi, che con il caso di sua sorella Emanuela si è votato alla ricerca di chi forse solo all’apparenza non si trova, è convinto che delle ricerche debbano occuparsi gli organi preposti e le istituzioni. Ma senza mai abbandonare nessuna pista, senza mai perdere la speranza. Cosa credo io? Che mio fratello potrebbe essere tra gli aborigeni a cibarsi di frutta, senza i lacci e i dogmi delle regole di città. Scappava? Ormai non lo so più il motivo per il quale se n’è andato. Ma se tornasse gli tirerei di sicuro le orecchie».

«Non parlava bene italiano, neppure lo scriveva: solo e soltanto dialetto livornese. Per lui un incontro rivelatore fu quello con il grande Massimo Filippelli, che gli schiuse le porte della pop art. Aveva un motore Ferrari ma il telaio di una ‘500, era scostante e passionale - conclude lo scrittore Gino Fantozzi, autore di “Zeb, chi sei?” – Si guadagnava qualche soldo spesso disegnando personaggi Disney sulle vetrine dei negozi per bambini. Sognava le foreste senza regole degli aborigeni e, se proprio non vuol tornare, è lì che ci auguriamo che adesso sia».