La tribuna autorità del "Picchi" in occasione di Livorno-Pro Sesto (Foto Novi)
La tribuna autorità del "Picchi" in occasione di Livorno-Pro Sesto (Foto Novi)

Livorno, 2 maggio 2021 - Abbiamo sperato fino alla fine nell'impresa, ben consapevoli che sarebbe stato molto difficile centrarla. Poi certi schiaffi del destino fanno ancora più male, perché i concomitanti risultati della Pistoiese e della Lucchese - altre compagne di sventura - ci stavano quasi incredibilmente sorridendo. Ma il Livorno avrebbe dovuto comunque vincere. Vincere e sperare appunto che le altre due rivali non facessero più di un punto insieme. Invece il Livorno ha perfino perso, trafitto due volte al Picchi da una Pro Sesto per nulla trascendentale ma che ha fatto il suo, onestamente, perché il calcio premia chi è più bravo (in campo e in società, sia chiaro) e che magari ha anche un po' di fortuna.

Al Livorno quest'anno è mancato tutto. Ha fallito per assenza totale del fondamentali. E' mancata - e manca - una società vera, solida, capace. Abbiamo pagato il dazio a una pletora di gente litigiosa e improduttiva. Non si è stati in grado di trattenere chi avrebbe fatto sicuramente comodo, non si è trovata poi un'alternativa valida e determinate in chi è venuto. "Gira e rigira, è sempre Pasqua di domenica", si dice a Livorno: il risultato finale parla chiaro, qualcuno vuole smentirci? Poi sono mancate anche le capacità in campo, diciamocelo, perché chi è rimasto e chi è arrivato si è dato sì da fare, ma non ha avuto le qualità adeguate a far risalire la china. Fatta eccezione per Amelia, lasciatecelo dire, perché sappiamo che è arrivato a esequie quasi avvenute.

Gli unici che pagano davvero il dazio più pesante, però, adesso sono i tifosi. Il "cuore amaranto" è stato trafitto non tanto e solo dai gol presi, ma dal fumo e dal nero di seppia usciti tutto l'anno dalla società, se così può essere chiamata. Liti, contro-liti, ricorsi, appelli: tutte partite giocate non sul campo, bensì su tavoli in cui la gloriosa Unione, il suo spirito, il suo orgoglio, sono stati trascinati loro malgrado da chi oggi, 2 maggio 2021, fa da scorta alla retrocessione nei dilettanti. Dove il Livorno fu protagonista anche in passato, è vero, ma a causa di un fallimento. Mai sul campo. Retrocedere così è il massimo dell'umiliazione. Uno scempio. E una liberazione al tempo stesso, perché non ne potevamo davvero più di essere presi a ciabattate da tutti.

I colpevoli cercheranno giustificazioni, certo. E' ovvio e anche giusto che lo facciano, perché quando si fa una fine così è logico che qualcuno dovrà dare spiegazioni a una città intera. Ma in questo momento, che è così triste, quasi non ci importa. In questo momento siamo talmente affranti e storditi, delusi e arrabbiati, che ci viene di dire una cosa sola: ci è passata la voglia di sognare, ci è stato rotto un incantesimo, ci è stata violentata una Storia fatta anche di sofferenze e delusioni, è vero, ma sempre importante, unica, sicuramente più grande di quella che hanno alle spalle altre squadre e altre città che oggi sono sopra di noi. Riflettiamo su questo, casomai: Livorno è caduta troppo in basso e deve rialzarsi in tutti i modi.

Alessandro Antico