Livorno, 19 gennaio 2018 - Da qualche tempo è subdolamente dilagata una modalità pubblicitaria televisiva basata sulla “reiterazione” del messaggio : due, tre e a volte quattro ripetizioni in pochi minuti. Il trailer pubblicitario ( o spot ), quando ripetuto, è diventato ormai una vera e propria manipolazione subliminale, tendente a ferire l’intelligenza e la pazienza dello spettatore, instupidendolo progressivamente, per la manifesta impossibilità di reagire a tanta arroganza pubblicitaria. E’ ormai ora che l’iterazione sfrontata del subliminal marketing message che ammorba le reti televisive sia regolamentata per legge. Si tratta di una coazione a ripetere, sostanzialmente un logoramento della pazienza, decisamente offensivo per lo spettatore.

La ripetizione del messaggio in pochi minuti è una “tortura” intellettuale che va sanzionata, perseguita e regolamentata per legge. Instupidire, intontire, rincretinire, “rendere il cittadino momentaneamente incapace di capire e pensare” è un reato. Ciò vale, negli ultimi tempi, per chi produce divani, formaggi pregiati, cibi da grande distribuzione, creme femminili di lunga vita ed altro ancora.

E’ un tema questo dell’imbecillità delle masse, su cui fermò anche Umberto Eco con non poca preoccupazione che, estensivamente, applicava anche all’uso indiscriminato dei media e di certa pubblicità. Così Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli”. Tema recentemente ripreso da un filosofo e studioso dei media, qual è Maurizio Ferraris, preoccupato dei progressi dell’imbecillità che “hanno marciato di pari passo con l’idiotizzazione del paese”.

Ora, pur senza andare a valutazioni così caustiche, resta il fatto che un provvedimento a tutela dell’intelligenza residua dei telespettatori vada pur preso. Non è tollerabile che il marketing televisivo si approfitti a tal punto dell’impossibilità di reagire dello spettatore. Con la cultura di massa e con i nuovi tempi della comunicazione questo martellamento fastidiosamente ripetitivo deve essere evitato. E se a ciò non vogliono provvedere i proprietari delle reti televisive occorre che provveda il governo.