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18 mar 2022

"Aiutiamo i bambini a sentirsi meno soli"

Don Tomasz, parroco livornese è partito per assistere i piccoli orfani dell’Ucraina. Con lui a Czestochowa lo studente Tommaso Baldi

CZESTOCHOWA (Polonia).

Don Tomasz Zurek, della parrocchia di San Benedetto a Livorno, non ci ha pensato due volte e ha chiesto ai suoi parrocchiani di fare un gesto concreto: partire con lui per la diocesi polacca in cui è cresciuto ed è stato ordinato sacerdote per aiutare ottanta bambini orfani provenienti da varie città del Paese in guerra. Alla sua chiamata ha risposto Tommaso Baldi, 23enne livornese e studente universitario che sta conseguendo la laurea magistrale in ingegneria. Al centro diocesano di Olsztyn vicino a Czestochowa, si trova anche un piccolo gruppo di minori con disabilità mentale. "Sono amico del direttore, don Marco - spiega il sacerdote che da vent’anni è a Livorno - e ho offerto di venire qui. Tommaso ha aderito con piacere. Qui c’è molto da fare. Lo hanno messo ai ‘lavori forzati", prosegue scherzando. Ci si alza la mattina presto e si fanno i lavori più umili, dal pulire i bagni al lavare i piatti, in questo centro che un tempo era dedicato a scout e campeggi parrocchiali. La disponibilità per ospitare i bambini, da parte della diocesi, è almeno fino a giugno prossimo. "Poi - spiega don Tomasz, - ci auguriamo possano rientrare in Patria e che tutto possa tornare alla normalità". I piccoli, tra gli 8 e i 16 anni, arrivano da Mariupol, Odessa, Kiev e altre città ucraine. "Molti di loro - tiene a dire Tommaso - piangono, ma non per la guerra, perché qui si cerca di non parlarne e loro sono stati tra i primi a partire, non hanno visto niente di drammatico, ma perché si sentono spaesati, lontani dal loro ambiente naturale. Ho accolto l’appello del nostro parroco perché credo sia importante dare una mano. Perché credo tutti coloro che possono anche fare un minimo dovrebbero farlo. Io lunedì rientrerò a Livorno, ma se ci sarà necessità tornerò qui più avanti. È una grande esperienza quella che sto vivendo".

Tra i bimbi ve ne sono anche di piccolissimi, sono arrivati tutti in pullman, da tre diversi orfanotrofi. Con loro 7 insegnanti, accompagnatori che li seguono.

A poco più di settanta chilometri da Czestochowa c’è Prezmysl, ultimo avamposto prima della frontiera con l’Ucraina, tre ore di auto da Leopoli. È qui che arrivano i profughi ucraini in fuga soprattutto dalla parte occidentale del Paese. Ne giungono 5mila al giorno, dopo attese estenuanti, anche di 24 ore, alla stazione. Sono per lo più donne, bambini, anziani, disabili, gente con negli occhi il dolore di aver perso tutto, soprattutto gli affetti. Gli uomini dai 18 ai 60 anni sono tutti lì, in una nazione martoriata da una guerra che non accenna a finire. “Mio marito - racconta una donna - non è potuto entrare nelle Forze armate come volontario perché l’Esercito è al completo e non hanno più uniformi e armi da dare. Allora aiuta come volontario. Aiuta la gente in stazione. Non può uscire dal Paese, ci ha costretti a fuggire, ma sono preoccupata per lui". È qui, in questo posto in cui la solidarietà passa anche dai tanti volontari italiani partiti con la Protezione civile o da soli, che il buon cuore fa la differenza. Gente con al seguito una valigia, gli animali domestici, quel poco che riesce a portare dietro e che costituisce l’unico legame con una vita lasciata dietro le spalle. Mentre al confine ci sono chilometri di file di auto che tentano di entrare tra controlli, fame e disagi. È anche per loco che don Tomasz e Tommaso sono qui. Torneranno, come probabilmente altri livornesi disposti a dare una mano a un popolo colpito dalla guerra, a quei bambini, a quelle mamme, a quegli anziani e a tutti coloro che stanno vivendo la tristezza di una tragedia umanitaria che colpisce anche il cuore del vecchio continente.

Chiara Giannini

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