Livorno, 13 febbraio 2018 - Decine di assegni incassati, un conto corrente quasi prosciugato e una storia che va avanti da quasi 5 anni nelle aule di tribunale. L’obiettivo? Avere giustizia. La storia risale a qualche anno fa, tra il 2008 e il 2011. Protagonisti della vicenda un’anziana signora di San Vincenzo, ultraottantenne (scomparsa nel 2011), e una badante di nazionalità ucraina che all’epoca dei fatti non aveva neanche 40 anni. Sullo sfondo la famiglia dell’anziana signora che, accortasi di qualcosa che non stava funzionando, ha presentato due esposti-querela per far luce sulla vicenda. Tutto comincia a metà del 2008 e finisce con la morte dell’anziana signora, nel 2011, in seguito alla quale si scopre il grosso ammanco sul conto corrente. La donna, benestante e con una buona pensione, era infatti allettata e in condizioni di salute molto gravi.

Era cardiopatica, con gravi problemi di respirazione e un’infezione che complicava ancora di più il quadro clinico. Fino al 2009 la famiglia dell’anziana andava regolarmente a San Vincenzo a trovare la donna, poi queste visite si sono fatte più sporadiche e in quel frangente sarebbe entrata ‘in gioco’ la badante. Il conto corrente dell’anziana infatti nel giro di poco più di due anni è stato prosciugato, con 54 assegni incassati direttamente dalla giovane ucraina per un totale di 112.500 euro. «Assegni – spiega l’avvocato Veronica Guarguaglini, che segue la famiglia – intestati alla badante e firmati, in apparenza, dalla titolare del conto corrente». Mediamente in poco più di 24 mesi sono svaniti dal conto corrente tra i 5.000 e i 7.000 euro. Ma uno dei nodi della vicenda è rappresentato proprio dalla firma su questi assegni e dalle cifre uscite.

«I soldi– aggiunge il legale – non sono transitati da altri conti, sono stati riscossi dalla badante e dalle indagini svolte finora non avrebbero lasciato traccia». Fatto sta che l’amministratore dei beni – nominato solo 3 mesi prima della morte della donna – rilevò che le spese mediche e alimentari per la cura della signora non potessero superare gli 800 euro mensili. Dov’è finito dunque il resto del denaro? Nei mesi scorsi il giudice incaricato del procedimento ha disposto un approfondimento delle indagini perché ad oggi non è stato trovato riscontro di un eventuale falsificazione della firma. Tutti gli atti sono stati nuovamente trasmessi alla procura e a giugno ci sarà una nuova udienza. La giovane ucraina intanto rimane accusata di appropriazione indebita. «Il rischio però – conclude l’avvocato Guarguaglini – è che tutto finisca col cadere in una bolla di sapone visto che il prossimo anno, nel 2019, il reato cadrà in prescrizione».