Caporalato, arrestati due pakistani: costringevano connazionali a lavorare e vivere in condizioni disumane

Le indagini della Squadra mobile di Livorno e del commissariato di Piombino, partite nel 2020, hanno portato alla luce un atroce sistema di sfruttamento di braccianti agricoli

L'operazione della polizia contro il caporalato

L'operazione della polizia contro il caporalato

Livorno, 1 giugno 2023 – La polizia ha arrestato due fratelli pakistani per “caporalato”, accusati cioè di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di braccianti agricoli nelle campagne delle province di Livorno e Pisa.

Si tratta degli esiti di un’articolata attività di indagine, diretta dalla Procura di Livorno e condotta dalla Squadra mobile livornese e dal Commissariato di Piombino, che ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di due fratelli pakistani, rispettivamente di 50 e 45 anni. L’indagine cominciò nel luglio del 2020, a seguito della denuncia sporta da un operaio agricolo pakistano per un grave infortunio sul lavoro: mentre era intento a collocare sopra un trattore alcune casse di meloni, si era procurato la parziale amputazione di una falange della mano sinistra.

Per depistare ed evitare l’intervento delle forze di polizia, sul referto medico sarebbe stato fatto indicare, da un uomo che aveva accompagnato la vittima (che non parlava italiano) in ospedale, che questi si era procurato l’amputazione mentre “trinciava il pollo”.

Dall’attività investigativa, protrattasi per diversi mesi, è emerso che una società di lavoro interinale, rappresentata dai due fratelli pakistani, avrebbe fornito alle varie aziende agricole, dislocate sul territorio della provincia livornese (non coinvolte nell’indagine), “braccianti”, prevalentemente loro connazionali, destinati a raccogliere ortaggi e frutta, in regime di estremo disagio, lavorando per 10 ore al giorno, sette giorni su sette, con una paga giornaliera pari a 5 euro orarie e senza alcun versamento di contributi previdenziali all’Inps, così come anche verificato nel corso di un accertamento svolto dall’Ispettorato del lavoro.

Nessuno degli operai agricoli sarebbe stato dotato di presidi di protezione individuale, né di mascherine e disinfettante, circostanza di particolare rilievo visto che operavano, in piena pandemia, a stretto contatto tra loro.

L'operazione della polizia contro il caporalato
L'operazione della polizia contro il caporalato

Nel corso di un controllo di polizia, svolto nel novembre del 2020, furono identificati molti dei cittadini pakistani utilizzati nei campi, che vivevano all’interno di diverse abitazioni tra Piombino e Campiglia Marittima, fatiscenti e in pessime condizioni igienico/sanitarie. In una occasione, ad esempio, si trattava di un fondo a uso commerciale, composto da un solo locale con bagno, privo di riscaldamento, dove vivevano ammassate 5 persone, mentre in un altro immobile sono state trovate 7 persone in una camera, una cucina e un solo servizio igienico.

I due indagati, che per il solo alloggio avrebbero preteso da ogni connazionale la somma di 150 euro, decurtata dalla già esigua paga mensile, avrebbero approfittato dello stato di necessità e di inferiorità psicologica in cui i braccianti si trovavano, in quanto assolutamente “vulnerabili” perché spinti dall’indigenza e di conseguenza facilmente soggiogabili. In caso di “disubbidienza” dei lavoranti o nell’ipotesi che qualcuno avesse voluto far valere i propri diritti, i “capi” li avrebbero minacciati di far perdere loro il posto di lavoro e di conseguenza anche l’alloggio che li ospitava.

Alla luce dei gravi indizi a loro carico, il gip del Tribunale di Livorno aveva disposto, nel gennaio 2022, nei confronti dei due fratelli, la misura cautelare degli arresti domiciliari; il 50enne fu subito rintracciato dagli investigatori, mentre il fratello minore, che era riuscito a partire per il Pakistan prima dell’emissione della misura cautelare, è stato arrestato nei giorni scorsi al rientro in Italia dal personale della oolizia di frontiera all’aeroporto Galileo Galilei di Pisa.