Livorno, 11 luglio 2018 - Gli italiani, e quindi livornesi, che nel corso del 2017 si sono rivolti alla Caritas per essere ascoltati e aiutati sono stati quasi il doppio rispetto al 2014. Circa 1.200 di età compresa tra i 34 e i 50 anni, secondo i dati dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse, sui 3.000 accessi complessivi che sono stati registrati nell’anno da poco terminato. Un incremento significativo, +40,3%, che deve senza dubbio far riflettere sulla condizione attuale delle famiglie. Dati che evidenziano «una crisi tutt’altro che superata». «Anche la nascita di un figlio – ha spiegato suor Raffaella Spiezio, direttrice della Caritas – oggi diventa un problema economico per le famiglie. A Livorno c’è un problema economico importante dovuto alla perdita del lavoro e al fatto che quindi tantissime aziende hanno chiuso».

I numeri che sono all’interno del rapporto testimoniano una crisi tutt’altro che superata. Più di 3.000 persone infatti si sono rivolte ai centri di ascolto nel corso del 2017, il numero degli stranieri è stato di circa 1.800 e tra le cause di accesso più frequenti al primo posto c’è la mancanza di lavoro o la forte precarietà lavorativa (29,6%) seguita da problemi di carattere economico (21,4%), dai problemi legati alla precarietà abitativa o alla mancanza di casa (16,5%) e dai problemi familiari (11,3%). In proporzione le questioni legate alla casa sono quelle cresciute di più sul totale delle richieste, seguite dai problemi familiari. Nel caso della popolazione straniera ben il 29% delle richieste di aiuto riguarda i problemi legati alla registrazione anagrafica. Decine di migliaia i pasti preparati e distribuiti visto che nel corso del 2017 sono stati 45.000, a beneficio di 1.000 persone, a cui vanno aggiunte 5.000 persone raggiunte dalle distribuzioni straordinarie di alimenti svolte nelle parrocchie aderenti alla Rete Territoriale. Significativo il totale del denaro speso per gli interventi caritatevoli: 388.106 euro solo nel 2017. In questa cifra vengono racchiuse tutte quelle spese che vanno dal sostegno economico alle spese di trasporto, dal sostegno per i viaggi alle spese sanitarie, passando per il vestiario, l’assistenza e la spesa per i generi alimentari. 
 
«Fare rete – ha detto il vescovo Simone Giusti – è fondamentale. E per fare comunità è necessario superare una cultura individualista che fa spavento. Alcuni si arricchiscono e altri si impoveriscono, in una società dove cresce il mercato delle auto di lusso ci sono 500 famiglie che non hanno un tetto. Com’è possibile – ha aggiunto – che le persone che non hanno più diritto alla Casalp siano ancora lì? Che lascino la casa a chi davvero ne ha bisogno. E in una società che si rispetti è dovere della politica garantire casa e lavoro. A Livorno peraltro il patrimonio edilizio pubblico e privato è immenso. E poi il lavoro: perché non si trasformano gli ammortizzatori sociali in lavori socialmente utili. Parlando con le persone mi dicono ‘non avere lavoro è la morte sociale’».
Paolo Biagioni