Curate e salvate, le tartarughe Agata e Calandrino ritornano in mare

Una Caretta recuperata a Calambrone, l’altra a Portoferraio: liberate alle Secche della Meloria

La tartaruga Agata

La tartaruga Agata

Livorno, 16 giugno 2024 - Si è conclusa velocemente e a lieto fine la storia delle tartarughe Agata e Calandrino.

Agata è un esemplare femmina di tartaruga Caretta caretta ritrovata il 26 maggio nell’area di Portoferraio (Isola d’Elba) dalla Capitaneria di Porto dell’isola avvisata da un privato cittadino che aveva notato che l’animale galleggiava in modo anomalo. Calandrino invece è il nome che è stato assegnato alla piccola tartaruga Caretta caretta, rinvenuta sulla spiaggia di Calambrone il 25 febbraio. Entrambi gli esemplari sono tornati in mare, al largo delle Secche della Meloria.

Le operazioni di rilascio sono state coordinate dallo staff dell’Acquario di Livorno, grazie alla collaborazione del Servizio Operazioni della Direzione marittima - Capitaneria di Porto di Livorno ed al supporto dei volontari Ampana per il trasporto al porto degli esemplari. Al rilascio ha partecipato anche Giovanni Cerini - Dirigente alla Cultura del Comune di Livorno.

Essendo stata ritrovata in un’area di mare nel Canale di Piombino sulla rotta di spostamento dei traghetti dove era stata ritrovata, la tartaruga Agata è stata costantemente monitorata dagli ufficiali della Capitaneria sino all’arrivo di Valeria Paoletti (Associazione Elbamare - Cavo diving) che ha subito notato la presenza di un granchio a livello della cloaca, probabile causa dell’anomalo galleggiamento dell’esemplare. Nonostante la rimozione del granchio la tartaruga è apparsa comunque in difficoltà dimostrando un nuoto lento ed essendo incapace all’immersione. È stato quindi ritenuto opportuno, far eseguire un controllo veterinario completo dell’animale, è perciò procedere con l’ospedalizzazione presso l’Acquario di Livorno – Centro Recupero e Riabilitazione per Tartarughe Marine.

Al momento dell’arrivo all’Acquario di Livorno, Agata pesava 42 chili e presentava sul dorso del carapace alghe e lepadi, prontamente rimossi. Gli esami condotti nei giorni seguenti, quali radiografia e analisi del sangue, hanno fortunatamente confermato il buono stato di salute dell’animale che si è anche alimentata ed ha iniziato ad immergersi; è pertanto stato ritenuto idoneo al rilascio in mare. Trattandosi di una femmina adulta, Agata potrebbe rivelarsi una possibile candidata nella deposizione di uova lungo le coste. Per questo motivo, con l’obiettivo di monitorarne gli spostamenti e nella speranza di seguirla anche nella sua ipotetica nidificazione, la tartaruga è stata marcata con un tag satellitare a cura del professor Paolo Luschi del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Pisa. Lo strumento applicato fornirà, oltre alla localizza dell’animale, molte informazioni aggiuntive come il tipo di immersione compiuta, le profondità raggiunte e la temperatura dell’acqua. Già ad ora, si è visto che l’esemplare si è allontanato dalla costa e fino a stanotte nuotava nelle acque dell’Isola di Gorgona. L’applicazione di strumenti come questo avviene nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Ricerca, che è svolto in collaborazione tra il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.

Calandrino invece è una tartaruga tripode Caretta caretta. L'esemplare è stato trovato in stato deperito con alcune lesioni infette sugli arti, probabilmente sbalzato a riva dalla mareggiata. L'assenza della pinna anteriore sinistra, risaliva probabilmente ad un vecchio episodio di predazione avendo una cicatrice perfettamente chiusa e senza infezioni. All'arrivo al Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine dell’Acquario di Livorno, Calandrino aveva il carapace di 26cm x24 cm e un peso di 1,2kg, mentre dopo le cure attente dello staff acquariologico e del nostro veterinario Marco Salvadori le dimensioni sono passate a 27cm x 25cm di carapace e 2,5 kg di peso. In occasione del suo rilascio essendo ancora piccolino, lo staff ha deciso di dotarlo solo di microchip.

Si ringrazia come sempre l 'ospedale veterinario dell'Ardenza per il supporto radiologico al nostro centro di recupero e riabilitazione per questi esemplari che necessitano di soccorso.

L’operazione di recupero della tartaruga è stata svolta nell’ambito dell’attività della rete dell’Osservatorio Toscano per la Biodiversità (Otb) di Regione Toscana che Arpat coordina sia per il recupero degli esemplari spiaggiati o in difficoltà, sia vivi che morti, che per l’attività di monitoraggio dei nidi di tartaruga marina Caretta caretta; dal 2013 al 2023 i nidi registrati in Toscana sono stati 52 con un totale di 4603 uova deposte e 1299 piccoli nati. La stagione riproduttiva della tartaruga comune in Toscana si è aperta con un nido registrato a Roccamare, nel comune di Castiglione della Pescaia, deposto il 23 maggio scorso e con un secondo nido deposto sull'isola di Pianosa il 13 giugno.