MICHELA BERTI
Cronaca

Da Livorno a Rondine: “La mia vita è cambiata, ora so che cosa voglio fare”

Il diciottenne Mirko Saviozzi ha trascorso il quarto anno nella Cittadella della pace: “Impariamo a gestire il conflitto, prima quello strettamente personale poi quello scaturito dalle relazioni. Ora vedo le cose in maniera diversa”

Mirko Saviozzi

Mirko Saviozzi

Livorno, 28 ottobre 2023Mirko Saviossi ha compiuto 18 anni pochi giorni fa. Studente del liceo scientifico Enriques di Livorno, ha già nel suo zainetto un bel biglietto da visita. Ha trascorso il quarto anno a “Rondine”, la cittadella della pace ad Arezzo.

Mirko, come ha conosciuto “Rondine”?

"Me ne ha parlato mia madre perché un suo amico aveva mandato entrambi i figli a Rondine. Era una bella possibilità e all’inizio della terza liceo ho fatto l’iscrizione, ad aprile sono andato a fare le selezioni e il primo giugno dello scorso anno mi hanno comunicato che mi avevano preso".

Che cosa la attirava di questa proposta?

"La possibilità di conoscere paesi in conflitto o post conflitto e soprattutto creare con loro una relazione e una fratellanza. Il programma formativo si discosta molto da quello che viene offerto nei licei tradizionali".

Che cosa ha trovato?

"Ho trovato una comunità dove durante l’anno ho consolidato quel legame che mi ha spinto ad andare a rondine".

Condivideva la camera con altri ragazzi?

"Sì, un ragazzo di Mondovì, uno di Barletta e uno di Udine".

Vi siete raccontati?

"Certo, all’inizio chi eravamo, quali erano i nostri sogni e desideri. E poi piano piano le relazioni si sono rafforzate e abbiamo iniziato a raccontare particolari personali, rimanendo consapevoli che non venivamo traditi nella fiducia e questo ci permetteva di aprirci con serenità".

Come è organizzata la giornata a “Rondine”?

"Dalle 8,10 alle 13,30 orario di scuola normale con le materie scolastiche di un liceo scientifico, come nel mio caso. Poi il pranzo della locanda. Dalle 15 alle 17 la formazione in base al momento dell’anno, all’inizio una progressione personale e a metà anno ci siamo spostati a formazioni di carattere politico incentrati sul rientro a casa e cosa potevamo offrire alle realtà di provenienza".

Come fa un ragazzo a gestire un conflitto?

"Abbiamo affrontato la guerra tra Russia e Ucraina ma anche il conflitto storico israeliano palestinese. Ogni anno ci sono due studenti israeliani e due palestinesi, ragazzi russi e caucasici. All’inizio non si parlava di conflitto inteso come guerra ma di conflitti nelle relazioni e come potevamo aprirci e farci capire. Poi siamo andati più nello specifico".

Ora è tornato a casa. Come è stato ripartire?

"Traumatico, perché per chi ha vissuto rondine il cambiamento si è fatto sentire molto. Siamo cambiati in noi, nelle nostre relazioni, in tutto e ci assillava la domanda ’Se è avvenuto in noi chi ci dice che è avvenuto anche da dove veniamo?’. Mi sono accorto che molte amicizie erano superficiali e le ho lasciate andare. I legami storici sono rimasti".

Come riesce a mantenere i rapporti con gli amici che si è fatto a “Rondine”?

"Pensiamo sempre di trovarci per le feste, cerchiamo un posto che sia raggiungibile da tutti per stare insieme. Oppure l’opportunità di tornare a Rondine per gli eventi".

Mirko, lei come è cambiato?

"Una cosa che prima non facevo e oggi faccio è porre l’attenzione a accade nelle varie parti del mondo. Avendo amici che provengono da quelle zone, voglio sapere cosa accade. Ho smes so di farmi condizionare dai giudizi degli altri, li prendo come consigli ma non mi faccio più fermare".

Da grande?

"Prima di Rondine pensavo di fare il fisioterapista. Poi ho capito che scienze politiche è il mio futuro perché mi permette di essere preparato su come funziona la politica e il mondo. Vorrei essere formato per poter andare a lavorare in una Ong o sui campi dove ci sono i conflitti".

di Michela Berti