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21 feb 2022

Una complessa donazione multiorgano gli salva la vita

Per la prima volta in Toscana usata la tecnica di circolazione extracorporea per il percorso donativo-trapiantologico in un ospedale non universitario

FOTO UMICINI  SALA CHIRURGICA
Sala operatoria

Livorno, 21 febbraio 2022 –  Una complessa donazione multiorgano è avvenuta nella giornata di giovedì 18 febbraio nel blocco operatorio dell'ospedale di Livorno, grazie alla collaborazione  tra Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa e Azienda USL Toscana nord ovest nell’ambito dell’attività della Rete Toscana Trapianti. E’ la prima volta che in Toscana la tecnica di circolazione extracorporea viene applicata per il percorso donativo-trapiantologico in un ospedale non universitario.

Un paziente toscano poco più che sessantenne soccorso dalla centrale Operativa 118 e trasportato tempestivamente al Pronto Soccorso dell'ospedale di Livorno per un grave coma cerebrale  è stato sottoposto alle più avanzate cure intensive nel tentativo di salvarne la vita. Nonostante gli sforzi dei sanitari, vista la situazione ormai compromessa, il personale della Terapia intensiva livornese ha immediatamente allertato il Coordinamento aziendale Trapianti.

I familiari, informati della possibilità della donazione di organi, non hanno esitato ad esprimere la loro volontà favorevole. In collaborazione con il Centro Regionale Allocazione Organi dell'Organizzazione Toscana Trapianti,  diretto dal dottor Adriano Peris, è stato quindi avviato il percorso trapiantologico. E' stato da subito chiaro che l'unica possibilità di realizzare la volontà donativa espressa era legata all'impiego di una complessa tecnica di circolazione extracorporea e il coordinamento d'area vasta ha pertanto segnalato il caso al dottor Fabio Guarracino, direttore dell’unità operativa di Terapia Intensiva cardio-toraco-vascolare della AOU di Pisa che, valutato il quadro clinico, è intervenuto alla guida del team ECMO della AOUP insieme al dottor Pietro Bertini ed ai tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria dottoressa Sara Semplice e dottor Nicola Nencioni, a fianco dell'equipe locale di Terapia Intensiva diretta dal dottor Paolo Roncucci coadiuvato dal dottor Baldassarre Ferro e dalla dottoressa Rosita Alizzi.

La delicata procedura per rendere possibile il prelievo degli organi, realizzato presso il blocco operatorio di Livorno dai team della Chirurgia dei trapianti della AOUP diretti dal professor Paolo De Simone e dal professor Ugo Boggi si è conclusa con successo, consentendo ad un paziente cinquantenne in lista d'attesa  per una grave insufficienza d'organo terminale di avere una nuova prospettiva di vita.

“Questo risultato riveste un'importanza particolare - spiegano il dottor Paolo Lopane, coordinatore d'area vasta nord ovest della OTT e la dottoressa Lucia Luzzi, responsabile del programma DCD presso la Terapia Intensiva di Livorno - visto che per la prima volta in Toscana la complessa tecnica di circolazione extracorporea, già utilizzata a scopo donativo-trapiantologico nei poli ECMO universitari, viene applicata in un ospedale non universitario, attraverso quella collaborazione interaziendale che è obiettivo strategico dell’Organizzazione Toscana Trapianti.  Ritengo doveroso esprimere uno speciale ringraziamento alla famiglia del donatore, a cui va il nostro pensiero, e alle Direzioni ospedaliere e aziendali che hanno permesso e tempestivamente attivato la collaborazione”.

“Desideriamo congiuntamente esprimere - sottolineano i direttori sanitari dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa, dottoressa Grazia Luchini, e dell'Azienda USL Toscana nord ovest, dottor Luca Lavazza - il ruolo dei professionisti ospedalieri, di ogni profilo, impegnati nel complesso percorso sanitario, che come sempre hanno dimostrato la loro sensibilità alla terapia trapiantologica, oltre a elevate capacità professionali e a un livello ottimale di integrazione multiprofessionale e multidisciplinare.  Tutto ciò ha permesso, in questa tragica situazione, in cui ogni tentativo terapeutico è risultato inutile, di realizzare il progetto di fine vita della persona e una staffetta di vita a favore di un paziente per il quale non erano più praticabili altre opzioni terapeutiche”.

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