Pisa, 2 agosto 2018 - «Colpita e commossa». La madre di Scieri è stata avvisata prima che la notizia venisse diffusa: ci sono tre indagati per la morte del figlio Emanuele, il parà trovato senza vita il 16 agosto del 1999 sotto una torre di addestramento nella caserma Gamerra di Pisa, uno è agli arresti domiciliari per «il pericolo di fuga».

La donna da quasi 20 anni attende la verità su un caso che all’epoca era stato bollato come suicidio, ma che era rimasto con moltissimi punti oscuri. La svolta, grazie anche alle conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Sofia Amoddio (Pd).

«Obiettivo primario dare una risposta alla famiglia di questo ragazzo, in particolare alla madre, non esiste modo peggiore per perdere un figlio», ha spiegato il procuratore capo della Repubblica di Pisa Alessandro Crini. «Da tempo ci sono tre iscritti nel registro degli indagati, ma la vicenda – ha aggiunto – ha avuto un’accelerazione nella giornata di mercoledì 1° agosto 2018 perché per una delle tre persone avevamo acquisito elementi che facevano pensare che era sua intenzione lasciare il territorio nazionale (e raggiungere gli Usa, ndr)».

L’accusa contestata all’ex militare, che all’epoca dei fatti era caporale nella caserma, è di concorso in omicidio volontario. La morte sarebbe maturata in «un clima di escalation di episodi di nonnismo che si era venuto a creare all’epoca nella caserma pisana. Abbiamo ritenuto opportuno accertare la permanenza in vita di Scieri e siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele e per questo contestiamo l’omicidio volontario proprio perché il giovane è stato lasciato agonizzante a terra», ha aggiunto il procuratore.

«L’indagine ha consentito di perfezionare la conoscenza relativa al nonnismo in quell’ambiente militare: riteniamo che contro Scieri ci sia stata un’aggressione da parte dei ‘nonni’ anche mentre era a terra. Si tratta di ipotesi indiziarie che sono suffragate anche dalle consulenze tecniche allegate alle conclusioni della commissione parlamentare d’indagine».

«Gli elementi da noi riscontrati dopo aver acquisito quasi seimila pagine di documenti e svolto 45 audizioni - le parole della presidente della Commissione, Sofia Amoddio (Pd) - consentono di escludere categoricamente la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele scalando la torretta, tesi che nel ‘99 la catena di comando della Folgore suggerì alla magistratura. La consulenza cinematica di tecnici specializzati ha accertato che la presenza di una delle sue scarpe ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro sono del tutto incompatibili con una caduta dalla scala e mostrano chiaramente che Scieri è stato aggredito prima di salire sulla scaletta».

Tesi ribadita, appunto, dalla Procura di Pisa. «L’arresto di un ex militare rappresenta un passo importante verso la ricerca della verità e della giustizia che la famiglia Scieri e l’opinione pubblica stanno aspettando da 19 anni. Il mio lavoro d’indagine in qualità di presidente della Commissione e dei miei colleghi parlamentari, trova un epilogo importante», dichiara Amoddio.

«Esprimo grande soddisfazione per il lavoro encomiabile del procuratore capo di Pisa Crimi, del sostituto Restuccia e della polizia di Firenze che, continuando il lavoro iniziato dalla Commissione parlamentare, sono arrivati ad importanti sviluppi».