Fausta Bonino
Fausta Bonino

Livorno, 9 luglio 2017 - Daniela Poggiali esce assolta dal carcere e ricomincia a vivere. Fausta Bonino no. Anche se è libera da quasi un anno e mezzo e la sua detenzione è durata ‘solo’ 21 giorni. L’infermiera 57enne indagata per omicidio plurimo aggravato, e indicata dagli inquirenti come unica responsabile di quattordici morti sospette nel reparto di rianimazione dell’ospedale Villamarina di Piombino, tra gennaio 2014 e settembre 2015, vive 'prigioniera' di un’attesa estenuante. Scarcerata dal Riesame, ha visto la procura opporsi, la Cassazione accoglierne il ricorso e ancora il pm ritenere non più necessaria la detenzione preventiva, perché il pericolo di reiterazione del reato non c’è più: la Bonino ha perso la causa di lavoro contro l’Asl e non rientrerà nel reparto in cui un ‘angelo della morte’ avrebbe mietuto le sue vittime.

Il telefonino di Fausta è rimasto per otto mesi sotto i ferri di perizie e controperizie: tra sms e chiamate, chat di Whatsapp con cui le infermiere dell’ospedale di Piombino si scambiavano messaggi di lavoro e non, la procura ha cercato prove contro di lei. Prove mai saltate fuori. Ma la prigionia dell’attesa, per Fausta continua. Ne parliamo con il suo difensore, l’avvocato Cesarina Barghini.

Avvocato, a che punto siamo?

«Manca l’incidente probatorio medico legale, con le otto autopsie su otto corpi da riesumare e sulle cartelle cliniche di altri sei pazienti morti e fatti cremare. Incidente probatorio che dovrebbe essere fissato a giorni e che Fausta aspetta nella casa dell’Elba, dove la famiglia, gli amici, sono con lei».

Che pensa della sentenza Poggiali?

«Non ho le carte del processo ma credo emerga con forza che di fronte a condotte come quelle attribuite alla Poggiali, a Fausta Bonino, prima di parlare di reati così gravi occorre il vaglio attento e competente di consulenti medico-legali o specialisti quali tossicologi, ematologi, cardiologi, ecc. E aggiungerei che questo dimostra quanto sia necessario mantenere il doppio grado di giudizio in punto di merito:un numero elevatissimo di innocenti resterebbe in carcere, anche tutta la vita. Inaccettabile in un paese democratico».

Che differenze ci sono tra i casi Poggiali e Bonino?

«Nel processo Poggiali e in tutti gli altri che hanno riguardato medici o infermieri, le indagini sono sempre a 360 gradi, estese, come atto dovuto, a tutti coloro che, in una struttura sanitaria, hanno il compito di sovrintendere o vigilare. Tra tutti i casi analoghi, credo che quello di Fausta sia l’unico fascicolo in cui l’indagata è solo lei. Senza che siano stati disposti da subito accertamenti scientifici ai quali potesse partecipare la difesa, e dove tabelle, calcoli e ipotesi sono state fornite dalla stessa struttura sanitaria all’interno della quale si sarebbero verificate le gravissime, quanto presunte, somministrazioni dolose di eparina ai pazienti. Non credo sia corretto, in un ordinamento che si vanta di godere di un giusto processo, per arrivare alla verità».