Adolescenti in crisi
Adolescenti in crisi

Livorno, 22 febbraio 2021 - Il diritto di sentirsi tristi. La pandemia globale ha costretto tutti a chiuderci nelle mura di casa nostra e mentre pensavamo a come non contrarre il virus, alle mascherine e alle migliaia di morti al giorno durante la prima ondata, i giovani si chiudevano nelle loro stanze accumulando ansia, stress e depressione. Il coprifuoco, le scuole e le università chiuse, pochissimi rapporti sociali, gli ultimi in lista per il vaccino, sono solo alcuni dei punti che hanno portato al totale abbandono di questa categoria, senza ombra di dubbio la più colpita a livello psicologico.

A lanciare l’allarme è Stefano Vicari, primario della Neuropsichiatria all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove il reparto di psichiatria ha raggiunto la capienza massima, come in tanti altri ospedali del paese, inoltre le chiamate da parte di giovani che hanno pensato o tentato di farsi del male è raddoppiata e nella seconda ondata del virus è aumentata del 30%. “I ragazzi soffrono l’isolamento e assimilano le paure” dichiara Vicari, “Si chiudono in sé stessi e passano il tempo sui social e spesso proprio per questo i metodi più utilizzati sono quelli che vedono in rete, l’assunzione di un quantitativo esagerato di farmaci, il buttarsi dalla finestra, tagliarsi gli avambracci, impiccarsi”, scene che mettono i brividi.

Lamberto Giannini
Il professor Lamberto Giannini, pedagogista e docente di storia e filosofia al liceo scientifico Enriques di Livorno, nonché dirigente della Compagnia Mayor Von Frinzius, dice: "Il governo potrebbe fare qualcosa in più per i ragazzi che vivono qualcosa di molto più profondo che è il nichilismo, ovvero la rassegnazione. La colpa però non è dei ragazzi perché nessuno li conosce davvero, a partire dalla scuola che nell’ultimo periodo è stata improntata solo sulle competenze da imparare e sembra quasi che alla scuola e al mondo la figura del ragazzo non interessi. Il Covid è nato in una foresta che era già fertile di questi problemi e quando è venuto a mancare uno scopo, quegli obiettivi anche i più banali sono saltati".

"A mio avviso – continua il professor Giannini – la soluzione c’è, ma non è semplice trovarla. Il problema del contagio esiste e non può essere certamente ignorato, ma quello che bisognerebbe fare è creare degli eventi aperti solo per i ragazzi dove possano prenotarsi online, dei momenti solo per loro che li spingano ad avere un motivo per uscire di casa. Gli effetti collaterali che tutti rischiamo di pagare rischiano di essere più alti rispetto ai vantaggi della diminuzione del contagio. Dobbiamo ridare ai ragazzi la possibilità di essere dinamici e di essere vivi".

Federica Frascadore