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11 apr 2022

Grubicy De Dragon a Livorno Grande arte fra Otto e Novecento

olga mugnaini
Cronaca
Vittore Grubicy De Dragon, “Fiumelatte“ della serie delle “Sensazioni giojose”, 1891
Vittore Grubicy De Dragon, “Fiumelatte“ della serie delle “Sensazioni giojose”, 1891
Vittore Grubicy De Dragon, “Fiumelatte“ della serie delle “Sensazioni giojose”, 1891

di Olga Mugnaini

Pittore, incisore e critico d’arte, ma anche gallerista, intellettuale e scopritore di talenti. Vittore Grubicy De Dragon (Milano 1851 – Milano 1920) fu un vero protagonista della scena artistica internazionale tra il Divisionismo e il Simbolismo.

Il racconto di questa raffinata figura a cavallo di Ottocento e Novecento arriva con la mostra al Museo della Città di Livorno, in corso fino al 10 luglio, nata da un progetto di Sergio Rebora e Aurora Scotti, promossa da Fondazione Livorno e realizzata da Fondazione Livorno - Arte e Cultura, col Comune di Livorno.

Le opere esposte seguono più tracce: l’uomo con le sue passioni, le sue scelte di vita, gli ambienti italiani e internazionali che frequentò; e l’arte del suo tempo, che seppe precorrere, guidare, promuovere e poi lui stesso interpretare. Il tutto in anni in cui si transita dalla Scapigliatura, al Divisionismo giungendo sino agli esordi del Futurismo.

È lo stesso Vittore, ritratto in diversi momenti della sua vita, a introdurre il visitatore nelle nove sezioni della mostra che, grazie anche a materiali inediti conservati dagli eredi di Ettore Benvenuti (dipinti, disegni, incisioni, documenti, fotografie, oggetti d’arredo, suppellettili) consentono di proporre una dimensione privata dell’uomo, sino a oggi poco, o mai, esplorata.

Vittore inizia la strada di critico e promotore, curando le prime retrospettive di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, sostenendo e ospitando a casa propria Giovanni Segantini ai suoi esordi che spinge ad approfondire la conoscenza di Millet e del naturalismo francese, ma occupandosi anche del giovane Angelo Morbelli, di Achille Tominetti e di Serafino Macchiati.

Intuendo le potenzialità internazionali dell’arte italiana, propone all’Expo di Londra del 1888 la memorabile “Italian Exhibition”. Nei Paesi Bassi, dove vive a lungo, frequenta i maggiori esponenti della Scuola dell’Aja e comincia a disegnare e dipingere. Viene poi l’innamoramento per il Giappone e l’Estremo Oriente. Nel contempo sostiene le prime istanze simboliste milanesi: Previati, innanzitutto, ma anche Conconi e Troubetzkoy. Una intera sezione è riservata al rapporto tra Vittore e Toscanini, col tramite di Leonardo Bistolfi.

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