Isola di Capraia (Livorno), 7 maggio 2021 - C'era un tempo in cui sull'isola di Capraia sbarcava il terrore. Si chiamava Dragut, era un corsaro saraceno che non se ne andava mai a mani vuote, dopo averle mondate di sangue innocente. Ci vollero anni per porre fine a quell'incubo, che cessò nel 1540 durante l'assedio di un'altra isola ben più lontana, Malta, dove Dragut schiantò con una scheggia di pietra in fronte.

Ora a Capraia non c'è più nulla che faccia paura, a parte la distanza dalla terraferma che la rende irraggiungibile se il mare è mosso. E già quando è calmo ci vogliono tre ore da Livorno.

Il pirata di oggi si chiama Coronavirus, ma resterà ben lontano da queste spettacolari spiagge ingoiate dal blu profondo dell'Arcipelago. Nell'arco di 24 ore, dalle 13 di venerdì a sabato mattina, i 170 residenti che ancora restavano da vaccinare contro il Covid hanno ricevuto la loro dose e sono così entrati a pieno titolo nel guinness dei primati nazionali: vivono sulla prima piccola isola “covid-free” italiana, al pari di Salina.

Capraia è l'isola più lontana dalla costa fra le sette del nostro Arcipelago: è già protetta dalla riserva del Parco naturale, ma non abbastanza dall'uomo e dalle sue malattie.

“Abbiamo rischiato di far saltare tutto perché con la libecciata il traghetto avrebbe potuto non partire dal Livorno – dice la sindaca Marida Bessi – ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Quello del mare mosso è uno dei problemi della cosiddetta continuità territoriale e per chi non abita su un'isola non è facile da capire”.

La nave ha “ballato” un po', ma mai attracco fu più gradito: quattro medici della Marina militare e personale dell'Asl sono sbarcati con il loro carico di vaccini e hanno piantato le tende nell'ambulatorio del paese, vicino alla chiesina di San Nicola. Le iniezioni hanno seguito il ritmo di sei minuti fra l'una e l'altra, senza alcun problema e, vivaddio, almeno qui senza code.

“L'operazione Capraia covid-free era cominciata il 25 aprile con over 80 e le persone fragili – spiega ancora la sindaca, i capelli mossi spazzati dal libeccio -. Adesso questo territorio può affrontare in maniera più tranquilla la stagione turistica imminente. Per me la cosa più importante era mettere in sicurezza la popolazione, anche perché qui abbiamo soltanto un piccolo presidio sanitario con non consente di gestire malattie. Per ogni necessità complessa dobbiamo affidarci all'elicottero Pegaso della regione”.

Dal mare al cielo, la salvezza per i capraiesi arriva così. Un punto di terra in mezzo all'Arcipelago, il più lontano dalla costa, fa di quest'isola un profilo unico del nostro mare. E' una riserva nella riserva, se così vogliamo dire, un vero approdo da preservare. Lo ha capito bene la foca monaca, che l'anno scorso è tornata a rifugiarsi in queste acque dopo ben sessant'anni dall'ultimo avvistamento. E lo ha capito anche il falco pellegrino, che nidificato qui pochi giorni orsono. Sono lontani, ormai, i tempi di Dragut e dei suoi predoni assassini. E ora che anche il Covid non spaventa più, non resta che vigilare su un altro pericolo: l'homo ignorantis che ammalare l'ambiente.

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