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20 mar 2022

La Canaviglia a Bruni per lo ’spirito livornese’

Il riconoscimento è stato consegnato dal sindaco Salvetti durante una cerimonia

Da sinistra Francesco Bruni, Luca Salvetti e Simone Lenzi alla cerimonia di consegna della Canaviglia
Da sinistra Francesco Bruni, Luca Salvetti e Simone Lenzi alla cerimonia di consegna della Canaviglia
Da sinistra Francesco Bruni, Luca Salvetti e Simone Lenzi alla cerimonia di consegna della Canaviglia

Francesco Bruni, regista e sceneggiatore, ha ricevuto dal sindaco Luca Salvetti la Canaviglia, l’onorificenza della Città di Livorno che viene conferita quale riconoscimento dell’attività di coloro - persone, enti, associazioni - che, con opere concrete nel campo civico, del sociale, della cultura, delle scienze, del lavoro, della scuola, dello sport, abbiano contribuito a dare impulso e vitalità alla città, attraverso la loro personale virtù e dedizione. "Sono arrivato a Livorno a 12 anni e ho patito a non essere riconosciuto da livornese quando parlavo milanese – ha raccontato durante l’incontro. Livorno si è trasformata in un sogno, nel luogo perfetto per un adolescente e un giovane. Poi ho seguito a Roma Paolo Virzì, il mio lucignolo e per anni ho perso un po’ il rapporto con questa città, dove sono sempre tornato volentieri. Questa è una città che ha come caratteristica l’innocenza, non ci si può dare importanza a Livorno. Questo riconoscimento arriva proprio in un momento di grande amore, in cui sto anche pensando di tornare qui per la mia terza età".

Questa la motivazione dell’assegnazione della Canaviglia, letta dal sindaco Salvetti: "A Bruni, regista e sceneggiatore che ha saputo cogliere le contraddizioni del nostro tempo, con grande sensibilità, incarnando il meglio dello spirito livornese e aprendosi al confronto nel linguaggio universale del cinema". Salvetti ha ricordato: "Una decina di anni fa arrivo allo stadio Armando Picchi e alcuni steward mi dicono che in tribuna c’è francesco bruni reduce dai successi da sceneggiatore e dalla regia di scialla. Guardo in tribuna d’onore, cerco li dove solitamente stanno i personaggi che vengono allo stadio e non lo vedo, giro per i gradoni e alla fine lo individuo all’ultimo anello in solitario lontano dal clamore a godersi la sua squadra del cuore e la sua città". Un bell’esempio che forse in tanti dovrebbero seguire...

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