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5 mag 2022

Lavoro nero in agricoltura La piaga del caporalato

Maxi operazione della Guardia di Finanza sulla costa degli Etruschi. Titolari di 3 aziende nei guai per come reclutavano e trattavano la manodopera

Indagine della Guardia di Finanza
Indagine della Guardia di Finanza
Indagine della Guardia di Finanza

Lavoro nero in agricoltura. Maxi operazione della guardia di finanza. Recuperati quasi 6 milioni di euro di contributi. L’indagine, avviata nel luglio del 2019 dai finanzieri della Compagnia di Piombino, sotto il coordinamento della Procura di Livorno, ha visto coinvolte tre aziende agricole sulla Costa degli Etruschi, tra Livorno e Grosseto. L’operazione ha fatto luce sulle modalità – illegali – con cui i titolari delle tre aziende reclutavano e organizzavano la manodopera di centinaia di lavoratori, sia italiani che stranieri, impiegandoli, come risulta dalle indagini, in nero e in condizioni di sfruttamento. La media giornaliera era di 1516 ore nei campi a fronte di una paga di 2,5 euro l’ora, con ferie difficilmente concesse e non retribuite, nessun contratto né copertura previdenziale e assicurativa, ma con minacce di licenziamento e aggressioni verbali. Queste le condizioni di lavoro, cui sarebbero stati sottoposti i braccianti agricoli, emerse dalle investigazioni delle Fiamme Gialle. I tre imprenditori avrebbero costretto diversi lavoratori, per lo più stranieri, a vivere in affitto in un casolare abusivo sugli stessi terreni delle aziende agricole, in condizioni igienico-sanitarie precarie senz’acqua potabile, con il costo dell’affitto stabilito dagli imprenditori e decurtato dalla già modesta retribuzione. Al termine delle ricostruzioni fiscali e contributive relative a centinaia di posizioni lavorative irregolari, le Fiamme Gialle piombinesi hanno denunciatao i tre responsabili alla Procura di Livorno per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I tre indagati, nel ricevere i relativi avvisi di garanzia hanno proceduto al pagamento delle sanzioni già contestate da Finanza e Inps, versando nelle casse dell’erario circa 5milioni e 800 mila euro. Infatti oltre all’aspetto delle violazioni penali, i tre imprenditori agricoli si sono resi responsabili delle violazioni amministrative in materia di lavoro: 854 rapporti di impiego, con l’applicazione di 571 maxi sanzioni per lavoratori completamente in nero nonché di ulteriori 283 sanzioni per infedeli registrazioni sul Libro unico del lavoro. Constatate anche violazioni in materia fiscale: redditi non dichiarati per oltre 2.000.000 di euro e omessi versamenti di Iva e altre imposte per circa 600.000 euro. Ricostruito anche l’ammontare degli affitti in nero da cui è emersa un’ulteriore sanzione per oltre 150.000 euro. Gli accertamenti hanno riguardato infine i contributi ottenuti dai tre indagati dall’Unione europea, tramite fondi strutturali Feasr, nell’ambito della Pac (Politica Agricola Comune). Sono stati quindi denunciati anche per il reato di truffa.

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