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27 mar 2022

Morte di William de Rose, la studentessa: "Discuto la tesi sul lavoro dei rider"

La testimonianza di Ginevra Colombo 25 anni: "Presenterò il lavoro il 5 aprile a Giurisprudenza"

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William De Rose

Livorno, 28 marzo 2022 - La morte di William de Rose, il rider di 31 anni deceduto venerdì dopo l’incidente stradale accaduto sul viale Marconi, ha suscitato commozione e sdegno. Quando si è scontrato con un’auto venerdì, Willy (per gli amici) stava lavorando in sella al suo scooter per fare le consegne per Deliveroo. Per farsi lo stipendio, macinava da quasi tre anni, migliaia di chilometri ogni anno per dieci ore di lavoro al giorno. Questa tragica storia ha colpito anche la coscienza di Ginevra Colombo, livornese, 25 anni, che il 5 aprile discuterà la sua tesi di laurea in diritto del lavoro alla facoltà di Giurisprudenza di Pisa.

Ginevra Colombo
Ginevra Colombo

Ha un titolo in apparenza complesso: "Il divieto di interposizione come tecnica di regolazione del lavoro nelle piattaforme". Relatore il professore Raffaele Galassi. Ginevra ha insomma sviscerato il sistema di reclutamento e controllo della manodopera tramite piattaforme on Line, sul quale si basa la così detta ‘gig economy’. Ovvero l’economia dei ‘lavoretti’ che non si fonda più ul ‘posto fisso’, ma su un lavoro a chiamata come quello dei rider impegnati nel delivery. Il mestiere di Willy.

La nostra attenzione è caduta su Ginevra perché il giorno dopo la tragica morte di William de Rose, ha scritto sulla sua pagina Facebook: "Ieri pomeriggio (venerdì, ndr) è morto un rider a Livorno. L’ennesima morte sul lavoro. I giornali hanno già detto che si è trattato di un incidente stradale, non è così. Le ruote del delivery sono mosse da vecchi schemi di sfruttamento. Un recente studio dell’Organizzazione Internazionale del lavoro sul lavoro su piattaforma, ha raccolto le testimonianze dei lavoratori in oltre 100 paesi. Il 74% dei riders soffre di stress durante l’orario lavorativo. Le ragioni: la costante pressione di dover guidare il più rapidamente possibile. Perché ad oggi la stragrande maggioranza dei riders viene pagato a cottimo. Se non effettui le consegne velocemente, o non ne effettui abbastanza, gli algoritmi ti buttano in fondo alle graduatorie e diventa più difficile lavorare". "Questo sistema che ancora una volta usa il mito del ‘Be your own Boss’ – ha sottolineato Ginevra – spaccia la flessibilità come necessaria. Il 22 gennaio c’è stato uno sciopero e a Torino contro 3 riders che avevano preso parte alle azioni di protesta di Deliverance Project , sono stati aperti procedimenti disciplinari. Il pretesto usato dall’azienda per provare a punirli: la violazione del ‘dovere di diligenza e lealtà’. Lealtà verso cosa?".

Ginevra, quando l’abbiano contattata, ci ha spiegato: "Ad oggi l’unica piattaforma di delivery che riconosce i suoi lavoratori come dipendenti a tempo indeterminato è Just Eat, tuttavia si appoggia a società di intermediazione per il reclutamento del persone che così resta sottapagato".

Monica Dolciotti

 

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