Moby Prince (Foto Novi)
Moby Prince (Foto Novi)

Livorno, 1 maggio 2021 - La commissione d’inchiesta della Camera dei deputati sulla tragedia del Moby Prince è pronta per il varo. L’input è arrivato da tre onorevoli toscani: Andrea Romano del Pd, Francesco Berti del Movimento 5 stelle e Manfredi Potenti della Lega, tutti livornesi.

Onorevole Potenti, quando comincerete a essere operativi?
"Lunedì 10 maggio è in calendario la discussione generale sulle proposte di legge. Contiamo di partire in tempi rapidi, vorremmo iniziare i lavori entro la fine di maggio e i primi di giugno. C’è l’intenzione di cominciare presto, abbiamo il vento in poppa dell’intervento del capo dello Stato e anche del presidente della Camera. Direi che ormai ci siamo".

L'onorevole Manfredi Potenti (Lega)

Avete anche un buon porto da cui salpare: il lascito della precedente commissione del Senato che nel 2018 ha cristallizzato alcuni punti fermi molto importanti.
"Sì, la commissione presieduta dal senatore Lai ha accertato quattro punti fondamentali: l’assenza della nebbia in quella tragica notte del 10 aprile 1991, l’esistenza di immagini satellitari sia civili che militari, quella dei rilevamenti dei radar e la mappatura delle trasmissioni radio. Recentemente è venuto fuori anche un video. Sono tutte verità oggettive".

Possono bastare questi elementi per partire?
"Per partire sicuramente sì. D’altronde è necessario circoscrivere l’indagine ai punti fermi che già esistono, evidenzaiti dalla commissione del Senato. Poi è chiaro che sarà necessario approfondire".

Che cosa, in particolare?
"L’omissione-ritardo dei soccorsi prima di tutto. E’ certo ormai che a bordo del traghetto la vita proseguì per almeno cinque ore dopo la collisione. Un esempio fra tutti arriva da uno di quei primi marittimi che lo raggiungero: riuscì a salire a mani nude sulla poppa. C’è da chiarire come mai i soccorsi non arrivarono in tempo".

C’è da capire anche perché la petroliera Agip Abruzzo si trovasse lì e che cosa stesse facendo…
"Certo. E’ un dato acclarato che la petroliera si trovava in una posizione in cui non avrebbe dovuto essere. Poi c'è quell'episodio di un serbatoio trovato aperto e al quale era attaccata una manichetta bruciata. Una situazione strana quantomeno. Così come è strano che a un certo punto questa petroliera sia diventata invisibile". 

L'Agip Abruzzo (Foto Novi)

Sono state avanzate varie ipotesi.
"Sì, certo. Varie ipotesi sulle quali adesso cominceremo a stringere".

Fra queste c’è anche quella del ‘bunkeraggio’ (il rifornimento, ndr) che di notte in mare è vietato?
"Ci sono varie ipotesi, le ripeto. Ancora è prematuro parlarne. Ma gli spunti di lavoro sono molti".

Uno in particolare?
"Stabilire una volta per tutte da dove veniva l’Agip Abruzzo, per esempio. C’è l’inghippo dei tempi di navigazione dall’Egitto. Sul petrolio ruota tutta una serie di equilibri..."

L’Agip Abruzzo fu demolita in fretta e in furia all’estero, e i pezzi affondati nell’Oceano Indiano: impossibile fare nuove perizie. Non le pare un ostacolo insormontabile?
"No. Le ripeto: non sarà facile ma ci sono tanti altri spunti dai quali partire per arrivare alla verità".

L'Agip Abruzzo (Foto Novi)

Quale tipo di criterio userete per la vostra inchiesta parlamentare?
"Guardi, sarà fondamentale circondarsi di bravi consulenti. Da lì parte tutto. Poi vedremo strada facendo, approfondendo i vari spunti che riterremo importanti dopo una rilettura attenta di carte e testimonianze".

Onorevole Potenti, pochi giorni fa l’armatore Onorato ha ribadito la sua ipotesi dell’attentato: una bomba a bordo del Moby Prince. Lei cosa pensa?
"Che a bordo di una nave può esserci qualunque cosa illecita. Le faccio un esempio: su un cargo che viene dall’America c’è un tot numero di container e dentro uno di questi, nascosto in qualche cassa, c’è un carico di droga. Rientra nella fenomenologia delle cose e i sequestri che vengono spesso effettuati ne sono la conferma. Quindi in linea teorica a bordo di una nave potrebbe starci anche una bomba, ovvio. Quelli poi erano pure gli anni della mafia. Ma l’ipotesi dell’attentato sinceramente mi sembra molto fantasiosa".

Il lavoro della precedente commissione del Senato fu derubricato dal tribunale di Firenze a semplice relazione. Non teme lo stesso esito?
"Tribunali e Parlamento fanno lavori diversi. E il Parlamento può anche scrivere verità politiche, certo. Ma una volta che il Parlamento fa un’inchiesta poi si ha comunque una verità qualificata e un giudice ha il dovere di ritenerla come punto di prova. Vorrei che il nostro lavoro diventasse una verità processuale, ovviamente, ma se già ottenessimo una verità storica sarebbe un bel successo. Intanto partiamo, ci sono tanti elementi trascurati in trent'anni che oggi invece potranno dire mlto. Sono ottimista".

Alessandro Antico   (alessandro.antico@lanazione.net)