Erika Lucchesi 19 anni di Livorno, è morta nella discoteca Jaiss sabato notte
Erika Lucchesi 19 anni di Livorno, è morta nella discoteca Jaiss sabato notte

Livorno, 22 ottobre 2019 - C’è un nome. Il nome del giovane che avrebbe venduto le pasticche di ecstasy a Erika Lucchesi, la diciannovenne di Livorno morta nella notte fra sabato e domenica durante una festa alla discoteca Jaiss di Sovigliana, una frazione del comune di Vinci, a un ponte di distanza da Empoli. A condurre la caccia sono gli uomini del comando provinciale dei carabinieri di Firenze, che avrebbero individuato lo spacciatore grazie alle serrate indagini e ai numerosi interrogatori svolti nelle ore immediatamente successive al delitto.
Secondo fonti vicine agli inquirenti, sarebbe stato emesso anche un fermo nei confronti della persona ricercata che, sempre in base a indiscrezioni, non risulterebbe avere una residenza vera e propria, ma solo una casa da cui si sarebbe allontanato. La caccia è comunque aperta e potrebbero esserci sviluppi decisivi nelle prossime ore.
Il sostituto procuratore Fabio Di Vizio, intanto, ha aperto un fascicolo in cui sono contenute due ipotesi di reato: lo spaccio di droga e la morte in conseguenza di altro reato, appunto lo spaccio di ecstasy che il pusher avrebbe commesso cedendo tre o quattro pasticche alla ragazza. Sempre ieri, la procura di Firenze avrebbe nominato il medico legale che quest’oggi svolgerà l’autopsia sul corpo della sfortunata giovane che, in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stata uccisa da un malore conseguente all’assunzione di una combinazione micidiale di alcol e droghe sintetiche.
Gli esami tossicologici sul corpo della diciannovenne saranno decisivi per confermare questa teoria investigativa. Così come altri esami scientifici sono in corso in queste ore per stabilire cosa sia quella polvere bianca che gli specialisti dell’Arma dei carabinieri, i militari della Sezione investigazioni scientifiche, hanno ritrovato in più punti del locale poi sequestrato. Cocaina è la parola che l’altra notte correva di bocca in bocca, ma si attende anche su questo una risposta definitiva.
«Non è possibile – hanno detto ieri alcuni familiari – che sia accaduto questo. Erika non prendeva neppure i farmaci quando stava male perché ne aveva paura. Ci sono tanti punti oscuri in questa vicenda, diverse cose che non tornano». Una, in particolare: il cellulare della ragazza che, sempre secondo i parenti, non sarebbe stato consegnato direttamente ai carabinieri ma tenuto da un amico rientrato in treno, ore più tardi, a Livorno dopo essere stato sentito dai inquirenti.
Perché, si chiede la famiglia, quel telefono non è stato subito consegnato agli investigatori? Una domanda che merita risposta. Soprattutto pensando alla disperazione dei genitori: la mamma è infatti sotto sedativi, circondata dall’affetto del marito e dell’altro figlio nella casa di Livorno dove la notte scorsa è piombata la tragedia.
Intanto, sempre sul fronte delle indagini, gli inquirenti hanno visionato i filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza del locale, alla ricerca di conferme o smentite riguardo alle testimonianze di chi era presente nel locale la notte della tragedia. «Sotto choc», peraltro, si definiscno attraverso il loro avvocati i gestori della discoteca Jaiss, finiti nuovamente sotto i riflettori della cronaca dopo la sospensione di due settimane dell’attività avvenuta circa un anno fa anche per questioni legata alla presenza di droga nel locale.
La vicenda di Erika Lucchesi ha suscitato grande emozione. Ieri ha parlato anche Donatella, la mamma di Lamberto Lucaccioni, 16 anni, morto per un arresto cardiaco provocato da una pasticca di ectsasy che aveva consumato durante una serata al Cocoricò di Riccione, quattro anni or sono. Ma è come se fosse oggi: «Quando ti muore un figlio speri sempre che dopo di lui non accada a nessuno mai più, invece non è così e ogni volta che succede il dolore ritorna». Sa, purtroppo, cosa stanno vivendo i genitori di Erika: «Non si chiudano in loro stessi. Perdere un figlio è un dolore enorme che ti annienta, ma bisogna trovare la forza per continuare ad aprirsi al mondo, in memoria dei nostri figli e perché non accada mai più, sperare che tutto non sia stato inutile. Mi rendo conto che è una generazione fragile – conclude la donna –, è un’età difficile e i ragazzi vanno ascoltati. Quindi ai genitori dico sempre di ascoltare i loro figli, di dare loro fiducia, ma di controllarli da lontano».
Gigi Paoli Samanta Panelli © RIPRODUZIONE RISERVATA