Livorno, 6 novembre 2019 - Dedo è tornato a casa: con la mostra al Museo della Città, fino al 16 febbraio 2020, Livorno e Amedeo Modigliani (o "Dedo", appunto, come lo chiamano affettuosamente i livornesi) è come se facessero finalmente pace dopo un rapporto anche burrascoso, ma sempre con un forte legame anche quando il pittore aveva lasciato la città labronica per vivere e creare la sua arte a Parigi.

La mostra, "Modigliani e l'avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre" è curata dal francese storico dell'arte Marc Restellini e coordinata da Sergio Risaliti. A organizzare l'evento, davvero straordinario che apre le celebrazioni del centenario della morte del pittore livornese (scomparso a 35 anni il 24 gennaio 1920 nella capitale francese) è il Comune di Livorno  con l'Istituto Restellini di Parigi e la partecipazione della Fondazione Livorno.

In mostra ci sono 14 dipinti e 12 disegni di Modigliani e un centinaio di altri capolavori realizzati da artisti della grande École de Paris: da Soutine a Utrillo, da Kisling a Valadon, solo per citarne alcuni. Tra le opere di Modigliani esposte, ritratti dell'amata Jeanne Hebuterne"Fillette en Bleu", diventata l'immagine della mostra.

La mostra, come detto, è un evento storico per Livorno (che aspettava un'esposizione di questo tipo su Modigliani da un secolo) e anche un'occasione di riconciliazione. "Ci voleva coraggio per organizzare un evento di questo genere in tre mesi _dice il sindaco di Livorno Luca Salvetti_ La risposta è stata ottimale. Attraverso questa mostra possiamo rinciliarci con il personaggio più conosciuto della nostra città che in passato non ha avuto il riconoscimento che meritava".

"E' una grande occasione per la città per rifare la pace con il suo figlio più illustre _ aggiunge l'assessore comunale alla cultura, Simone Lenzi_ e per sottolineare una verità che spesso dimentichiamo: Modigliani non era solo livornese di nascita, ma anche per formazione, umana e artistica e crediamo che la città che era rimasta negli occhi di Modigliani fosse fatta di una luce precisa, di alcuni scorci di strada, di amici di gioventù, compagni di scuola. Di una specifica spritualità ebraico-sefardita, di vividi ricordi familiari".

Per il curatore Marc Restellini "è stato importante raccontare cos'era Livorno per Modigliani e cosa Modigliani per Livorno, un legame indissolubile" e rivela di aver ricevuto tante richieste di organizzare mostre su Modigliani per il centenario, ma di aver detto di no per farla a Livorno. 

"È per me un grande onore condividere con voi e con Livorno cosa è stato Modigliani a Parigi nel periodo delle avanguardie - dice Restellini - e far sapere che senza Livorno niente sarebbe stato uguale. Qui a Livorno Modigliani ha sviluppato la sua capacità creativa e lo spiritualismo ebraico e qui a Livorno mi auguro che la storia, e non solo il mercato, possano approfittare di questa meravigliosa opportunità per dargli la giusta posizione nella storia dell'arte occidentale".