Livorno, 8 agosto 2020 - Quell’uomo con il piumino e un cappellino in testa che correva in via Garibaldi ieri ha fatto tremare un bel po’ di livornesi. Aveva appena lanciato una bottiglia incendiaria dentro il negozio cinese “Il Mercatino“ e stava scappando. Il tempo di un’occhiata al fuggiasco e il boato ha fatto tremare le finestre ma, soprattutto, i cuori dei residenti.

Il negozio di Anna, così nel quartiere multietnico chiamano la signora Jiang Aihua, è stato avvolto da fiamme e fumo. «Ci siamo precipitati in strada – racconta Sara Rosellini del Ryan Bar – e alcuni negozianti hanno preso gli estintori. Anna e due clienti sono state portate fuori dal negozio, sono arrivati i vigili del fuoco, la polizia. Tutti urlavano. Una gran paura, qui non si vive più".

La titolare e una cliente sono finite al pronto soccorso, dimesse dopo poche ore. Ma le lacrime di paura rigavano il volto della figlia di Anna, quella ragazzina di 19 anni che parla un italiano perfetto e accenna un lieve sorriso solo quando pensa al suo biglietto in tasca per l’Università di Milano dove andrà, a settembre, per studiare economia e finanza. Una famiglia integrata che si chiede il perché di un simile gesto. L’ennesimo episodio di violenza, a Livorno, negli ultimi mesi.

Dopo gli spari – messi a segno dall’uomo arrestato due giorni fa dalla polizia – a un kebab il 30 marzo, all’Asia Market sempre in via Garibaldi il 19 luglio e il 2 agosto al circolo Arci di Shangai. "Qualcuno ce l’ha con gli stranieri", si dispera ancora Anna dietro il bancone del bar mentre i poliziotti raccolgono le testimonianze per incastrare quell’uomo di mezza età che ieri ha seminato il terrore. Ma non tutti hanno voglia di parlare. Bocche chiuse, non solo dalle mascherine.

L’integrazione , qui, è una missione impossibile. Ci stanno provando istituzioni con vari progetti per accorciare le distanze tra culture e abitudini a volte tanto diverse. All’orizzonte anche una maxi rete di luci per rendere meno buia la notte, quando lo spaccio e la criminalità costringono i cittadini a barricarsi in casa. Le telecamere funzionano, ne servirebbero di più: "Ma non possiamo metterle ad ogni angolo", dice il sindaco Luca Salvetti che invoca maggiori controlli: "Giovedì c’è stata la festa a Shangai con la gente in piazza, dopo gli spari al circolo Arci. Spero che non ci sia qualcuno che alimenta la strategia della tensione".Parole che pesano, nell’estate segnata dal Coronavirus e dalla campagna elettorale per le elezioni regionali. Tutti gli schieramenti politici chiedono di "abbassare i toni del confronto, non è il momento dell’ordine sparso".Ma intanto in via Garibaldi si vive con la paura nonostante il tentativo del Comune di accendere i riflettori su questo storico quartiere che diventerà palcoscenico di Effetto Venezia.

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