Processo Fiumicello
Processo Fiumicello

Cecina (Livorno), 10 giugno 2021 - Ormai sono passati trent’anni dall’omicidio di Francesco Della Volpe. Era l’estate del 1991. Il corpo dell’uomo, ucciso a martellate, venne ritrovato accanto alla sua auto una Golf verde, in una stradina secondaria che lambiva il bosco a Casagiustri, tra Cecina e Montescudaio. Inizialmente si indagò nell’ambito del lavoro: Della Volpe era un piastrellista di 45 anni originario della Campania si ipotizzò qualche dissapore con colleghi o altri piccoli imprenditori. Ma poi si indagò anche sualla situazione famioliare perché l’uomo in quel periodo si stava separando dalla moglie Carmela Granata e si ipotizzò una sorta di ’punizione’ da parte dei parenti. Così finì sotto processo Ernesto Fiumicello, cognato di Della Volpe (è il fratello della moglie). Su un cappellino trovato sulla scena del delitto vennero ritrovate tracce di Dna di Fiumicello.

"Era un cappellino da muratore che Fiumicello ha ammesso di aver indossato – spiega il legale difensore Maurizio Milani del foro di Prato – quando dalla Campania era venuto per alcuni peruiodi a lavorare in Toscana con il suo parente. Ma sul cappellinoi ci sono anche i capelli e tracce di sangue di un’altra persona, definita ’ignoto 2’ dagli investigatori. Ed è questo il tassello che manca a tutta la vicenda".
Infatti in Cassazione è stata annullata la condanna a 9 anni inflitta inizialmente a Ernesto Fiumicello (nella foto, a sinistra, a destra l’avvocato). Fiumicello, che si è sempre proclamato innocente, era stato assolto anche in Corte d’Assise d’Appello, ma la Procura aveva fatto ricorso in Cassazione.

Devo avere ancora le motivazioni, ma si parla nella sentenza di incongruenze nelle prove – afferma l’avvocato Milani – in base a quello che sappiamo direi che le incongruenze sono proprio quelle relative al cappellino da muratore, il fatto che ci sia il Dna di Fiumicello è normale perché era un parente di Della Volpe e non lo colloca automaticamente sulla scena del crimine, mentre la presenza di capelli e tracce di sangue di una terza persona è tutta da spiegare".

Ora teoricamente ci potrà essere un ulteriore ricorso alla terza sezione della Cassazione (che a Firenze non c’è per cui si dovrebbe spostare il procedimento a Genova), ma è più probabile che la vicenda si esaurisca di fatto qui. Il 30 giugno saranno trascorsi 30 anni dall’omicidio e scatterà la prescrizione (non è un omicidio aggravato, quindi sono questi i termini). In teoria i tempi potrebbero essere un po’ più lunghi per il congelamento dei procedimenti durante la pausa covid, ma non si dovrebbe andare oltre settembre. Quindi, a questo punto, è assai probabile che l’omicidio resti senza colpevoli.

Luca Filippi