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19 feb 2022

"Ammalati e licenziati, un calvario"

La storia di due operai che hanno lavorato per un ventennio alla Rari finita nell’inchiesta della Dda di Firenze

monica dolciotti
Cronaca
Il lavoro dentro l’azienda
Il lavoro dentro l’azienda

Livorno, 20 febbraio 2022 - Due operai ammalatisi di tumore, dopo avere lavorato per un ventennio alla Rari (finita nell’inchiesta della Dda di Firenze per presunto traffico illecito di rifiuti), hanno presentato, ad aprile, un esposto denuncia alla Procura. Sono assistiti dall’avvocato Carlo Castaldi. "Siamo stati esposti a sostanze pericolose quando abbiamo lavorato alla Rari – spiega Fabio Colaciello di 49 anni - Mi è stato diagnosticato un tumore alla gola e ho l’esofago bruciato dall’ammoniaca. Al mio collega hanno diagnostica la leucemia. Un altro è morto". Colaciello e i colleghi sono venuti a contatto con le sostanze tossiche prima con Rari "poi sotto la gestione Ireos nell’impianto al Picchiati – va avanti Colaciello – per rimuovere i rifiuti rimasti nelle baie dopo il dissequestro autorizzato dalla Dda di Firenze".

L’avvocato sottolinea: "I miei assistiti già ammalatisi di tumore quando erano dipendenti Rari, venuti a conoscenza della reale natura dei rifiuti trattati, hanno chiesto ad Ireos copia del Documento di valutazione rischio (Dvr) per la pratica aperta all’Inail per ottenere il riconoscimento della malattia professionale". In risposta: "Ireos ha licenziato me e il mio collega – fa sapere Colaciello – e senza il Documento di valutazione di rischio Inail non ci riconosce la malattia contratta nel luogo di lavoro".

Da qui l’esposto alla Procura. L’avvocato Castaldi aggiunge: "Nel Dvr di Rari non era stata riportata la natura nociva e pericolosa dei rifiuti trattati. L’analogo Documento di Ireos non è stato consegnato ai lavoratori. Perché?".

Andrea Romiti capogruppo di Fratelli d’Italia, che affianca i lavoratori ex Rari licenziati da Ireos il Comitato Livorno Nord rappresentato da Umberto Artz, chiama in ballo il sindaco Luca Salvetti. "L’impianto oggi Ireos ha ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione integra ambientale nel 2020 a chiusura della Conferenza dei servizi in Regione, dove la Azienda Usl non si è presentata pur dovendo produrre il suo parere vincolate. È così stato fatto valere il silenzio assenso. Ora chiediamo al sindaco Salvetti che si adoperi per produrre la Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitaria dell’impianto oggi Ireos che spetta solo a lui. È l’unico strumento per impedire che entri in esercizio visto che c’è la concreta possibilità che accada".

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