1814 - Napoleone Bonaparte inizia il suo esilio sull'isola d'Elba
1814 - Napoleone Bonaparte inizia il suo esilio sull'isola d'Elba

Livorno, 4 dicembre 2018 - Il Comune di Rio all'Isola d'Elba  potrebbe non acquisire la proprietà del ‘Palazzo governativo’. La casa dell’allora amministratore delle miniere Andrè Pons de l’Herault dove Napoleone Bonaparte alloggiò nei suoi brevi soggiorni a Rio Marina e dove si recò più volte, la prima il giorno dopo il suo arrivo sull’isola, per controllare la produzione di ferro, principale fonte di reddito del suo nuovo regno. Contro l’esercizio del diritto di prelazione da parte del comune sull’acquisto del bene, recentemente fatto valere dall’amministrazione comunale guidata da Marco Corsini, il privato che lo aveva a suo tempo acquistato, la signora Antoniettta Marzano, ha presentato ricorso al Tar della Toscana. 

Il ricorso è contro il comune di Rio, l’agenzia del del demanio ed i ministeri delle finanze e dei beni culturali. Con esso viene chiesto l’annullamento di tutti gli atti dei vari enti relativi all’esercizio della prelazione in questione. Il ‘palazzo governativo’ era stato messo all’asta dall’agenzia del Demanio con un avviso di vendita del 18 aprile 2016 per l’importo di 358.320 euro. La signora Marzano aveva partecipato all’asta e se lo era aggiudicato definitivamente nel gennaio 2017. Allora la precedente amministrazione del disciolto comune di Rio Marina (prima dell’asta) non ritenne necessario esercitare la prelazione. Il contratto di compravendita tra la signora Marzano e l’agenzia del demanio è stato stipulato nello scorso mese di luglio. Ed è a quel punto che l’amministrazione del nuovo comune di Rio ha deciso di avvalersi della possibilità di esercitare il diritto di prelazione prevista dall’articolo 60 e seguenti del decreto legislativo 42/2004; secondo il quale un ente pubblico può esercitare la prelazione entro i 60 giorni successivi a un eventuale acquisto da parte di un privato.

«Abbiamo esercitato la prelazione – dice il sindaco Marco Corsini – rimeditando una scelta passata, sollecitati in questo senso dalla soprintendenza ai sensi della legge sui beni culturali. Per la parte di provvedimenti di nostra competenza siamo convinti di aver fatto tutto nella piena legittimità. Ci dispiace che tutto questo porterà ad un rallentamento dei tempi con il rischio che, nel caso in cui il ricorso venisse accolto, non si possa ottenere quella valorizzazione del bene che, in mano pubblica, sarebbe sicuramente più consona alla sua storia ed alla sua importanza per la comunità locale».