Livorno,23 maggio 2018 - Alla raffineria Eni fervono i lavori. All’interno dello stabilimento è tutto un cantiere per la manutenzione e il restyling dei serbatoi che stanno cambiando colore: dal grigio-ruggine ancora visibile a marzo, all’attuale bianco candido. Ma si lavora anche per l’adeguamento alle prescrizioni del Ministero dell’ambiente dell’impianto per il trattamento delle acque reflue della raffineria (tae), imputato principale delle frequenti emissioni maleodoranti che affliggono la popolazione di Stagno, Calambrone e di tutta la parte Nord di Livorno.

Finalmente, dunque, si sta mettendo mano agli interventi previsti nell’ultima autorizzazione integrata ambientale, rilasciata lo scorso febbraio, per il maxi stabilimento petrolchimico di Stagno. Dove tra gennaio e aprile i tecnici Arpat hanno effettuato sopralluoghi e campionamenti di aria, specie in seguito alle ripetute segnalazioni dei cittadini – non solo di Stagno, ma anche di Calambrone – assediati da cattivo odore e polveri sottili.

Proprio il sistema di trattamento delle acque reflue è stato individuato come la fonte delle emissioni incriminate. Lo ha scritto Arpat nella relazione del 27 marzo, nella quale i suoi tecnici hanno fatto il resoconto del sopralluogo del 7 marzo.

È EMERSO nel corso del sopralluogo che l’impianto di trattamento delle acque reflue (tae) stava lavorando con le vasche S16 e MS2 (flottatore e flocculatore) fuori servizio, per un guasto risalente al 15 febbraio, come riportato anche sui registri della raffineria. I tecnici hanno proseguito il loro sopralluogo e hanno verificato che il maggiore impatto olfattivo era percepibile nei presi dell’ispessitore fanghi dell’impianto tae.