Filippo Andreani e Adriana Gomez: "Non abbiamo ucciso Simonetta"
Filippo Andreani e Adriana Gomez: "Non abbiamo ucciso Simonetta"

Livorno, 4 gennaio 2019 - Adriana Gomez, avrebbe potuto trasportare da sola il corpo senza vita di Simonetta Gaggioli nel baule dell’auto, dall’abitazione di Riotorto al fossato di fianco della vecchia Aurelia, dove è stato rinvenuto? Per verificare l’ipotesi la Procura di Livorno ha svolto quello che in termini tecnici si chiama ’esperimento giudiziale in incidente probatorio’. Con un manichino realizzato in modo da avere lo stesso peso della donna di 76 anni, trovata morta in un sacco lo scorso 3 agosto vicino Riotorto nel comune di Piombino, sono state compiute una serie di prove. Ad Adriana che aveva ammesso negli interrogatori di aver trasportato il corpo, gli inquirenti hanno chiesto di caricare da sola il manichino sull’auto e di portarlo lungo la vecchia Aurelia scaricandolo nel luogo del titrovamento del cadavere. Una simulazione ritenuta necessaria per completare il quadro investigativo e verificare se le dichiarazioni della donna siano attendibili o meno.

Adriana Gomez insieme al marito Filippo Andreani (figlio di Simonetta) è indagata per occultamento di cadavere e omicidio. Ma la coppia si è sempre dichiarata innocente affermando di non aver fatto del male a Simonetta. "Era mia madre – ha detto Andreani – come avrei potuto farle qualcosa di male?". Dopo il ritrovamento del cadavere la perizia sul corpo della donna non ha rivelato ferite o segni di violenza, ma gli esami tossicologici hanno evidenziato che la morte sarebbe stata causata da elementi esterni come l’ingestione di un farmaco o altra sostanza in dosi eccessive. All’incidente probatorio ieri erano presenti il capo della Procura Ettore Squillace Greco, la pm Mancusi e il gip Dal Forno, oltre all’avvocato di Adriana Gomez e Filippo Andreani Francesco Nardini. "Si è trattato della verifica di un’ipotesi investigativa, era necessario farla. Per quanto ci riguarda, la prova ha avuto un esito non negativo", ha commentato l’avvocato difensore Francesco Nardini. E’ chiaro che rispetto all’ipotesi di omicidio, il reato di occultamento di cadavere, pur grave, avrebbe una portata minore. Ora si attende l’atto di chiusura indagini e la richiesta di rinvio a giudizio.