Livorno, 9 settembre 2018 - «Facciamo tutto il possibile per garantire la manutenzione e la sicurezza alla torre della Cigna. E la vetrata venuta giù dal penultimo piano caduta, l’abbiamo fatta cadere noi nel mese di luglio, dopo un’ondata di maltempo e libeccio». A parlare è Gianfranco Barba, attivista del sindacato Asia-Usb e portavoce degli occupanti abusivi della torre. Su questo immobile alcuni residenti della zona, tra via Campo di Marte e via degli Acquedotti, hanno lanciato l’allarme, invocando controlli sulla struttura, sulla sua sicurezza, sullo stato dei sotterranei, dove si trovano la rimessa auto, perché soggetta ad allagamenti. E sugli scarichi fognari che non di rado si intasano. ‘Il Telegrafo’ ha rilanciato questa segnalazione il 5 settembre. A questa ora replicano gli occupanti.

«DOPO la libecciata di metà luglio – spiega Gianfranco Barba – abbiamo fatto un sopralluogo su tutto l’immobile per verificare che non ci fossero parti pericolanti. Abbiamo trovato la vetrata in questione, al penultimo piano, lesionata e con evidenti crepe. Abbiamo così deciso di farla cadere nel cortile, scegliendo una domenica di fine luglio per farlo, ovvero in un momento nel quale non c’era passaggio di persone. Abbiamo usato ogni accorgimento utile per scongiurare pericoli e rischi per chiunque». Per gli scarichi fognari «sua la torre, sia l’ala dell’edificio che era occupato prima dall’agenzia delle entrate, hanno un regolare allaccio al collettore fognario principale. La parte restante dell’immobile è collegato al collettore, ma mediante pozzetti che periodicamente si riempiono. Noi regolarmente li facciamo pulire dalla Tecnospurghi».

Nella rimessa sotterranea invece «sono in funzione le pompe che aspirano l’acqua in eccesso. E periodicamente arrivano dei tecnici, accompagnati dal custode giudiziale, per controllare che tutto sia in ordine». Sulla torre della Cigna, come noto, pende un’ordinanza di sgombero del Tribunale che risale al maggio 2016. È stata emessa per consentire che sia venduta all’asta. Oggi appartiene alla BNL, dopo il fallimento della società San Teodoro.

AD OGGI nella torre vivono 50 famiglie per un totale di 200 persone «la maggior parte delle quali hanno fatto domanda per l’emergenza abitativa – ricorda Barba – o la per la graduatoria generale. Sono state sfrattate tutte per morosità incolpevole». Le famiglie hanno occupato le due ali dell’immobile e la torre centrale fino al sesto piano. «Dopo il tragico incendio del 2 agosto 2017, che è costato la vita a Marcella Ribechini, – conclude Barba – abbiamo aumentato le precauzioni. Già all’epoca eravamo dotati di estintori ad ogni piano, che furono usati in quella tragica circostanza. Furono utili a contenere le fiamme, evitando che si propagassero. Cn i vigili del fuoco sono stati effettuati successivamente sopralluoghi a scopo precauzionale. E sullo stato dell’immobile, delle fondamenta e delle colonne portanti, sono stati eseguiti accurati controlli da tecnici specializzati e a quanto ci risulta non sarebbero emerse anomalie».