Ospedale
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Livorno, 13 marzo 2019 - La paura, la corsa in ospedale e l’incontro con un ‘angelo’ in corsia, che l’ha presa per mano e riportata alla vita. E’ la storia di Lara, livornese classe 1976, che lunedì mattina ha provato un mix di emozioni controverse, sfociate poi nella felicità. Quella che fa scendere le lacrime e schiude sorrisi. «Era verso mezzogiorno, stavo andando a lavoro – racconta – Ho messo in bocca una caramella di menta, la solita. Poi sono salita in macchina. Nel giro di un attimo ho sentito il respiro diverso, affannoso. Non passava l’aria. Ma non era un attacco di panico, anche se poi l’ansia sale quando senti che ti si chiude la gola: ho fatto in tempo a girare la macchina, visto che ero appena partita, per tornare a casa dove ho preso del Bentelan».

Poi Lara, con il marito, è corsa in ospedale dove è entrata in codice rosso al pronto soccorso. «Ho avuto seri problemi di respirazione causati da choc anafilattico. Quando sono arrivata in pronto soccorso ho incontrato un vero angelo in corsia, una dottoressa che si è presa cura di me fin da subito. Mi ha tenuto per mano, mi spiegava come respirare e poi ha indicato la terapia – ricorda ancora Lara, quasi in lacrime – Certamente si è trattato di una grossa forma di allergia, per cui tra un mese farò tutte le prove necessarie per scoprire cosa è andato storto. Anche il gruppo di infermiere che ho trovato è stato eccezionale, vorrei far sapere loro quanto è stato  fondamentale il loro lavoro e la loro professionalità. Credo che le gratificazioni nel lavoro servano, ecco perché spero che leggano queste righe e sappiano che cosa mi hanno regalato. Si sente parlare spesso di lunghe attese in ospedale e difficoltà, legate anche ai tagli all’organico e alle tante persone che si recano in pronto soccorso per problemi minori che non è li che si dovrebbero risolvere. Questa storia è differente».

Lara, che ha affidato il suo messaggio anche ai social network, poi torna a parlare del team di turno: «In quel padiglione c’era lei, un angelo in tutti i sensi – conclude – È stata veloce, tempestiva: credetemi, quando l’aria non passa è una tragedia e lei ha saputo darmi la sicurezza che ci vuole in quei momenti. Una donna piccola di statura, bionda e riccioluta con gli occhi chiari. Purtroppo gli antistaminici e il cortisone hanno fatto il loro corso, facendomi dormire tanto e al mio risveglio lei non c’era più, era cambiato turno. Ma vorrei abbracciarla per dirle ‘grazie’ e che se tutti i medici svolgessero il proprio ruolo come lei saremmo veramente in una botte di ferro».