Livorno, 14 aprile 2019 - Tra i tanti nodi che arrivano al pettine c’è il Tav di Firenze, tasto sul quale non abbiamo mai smesso di battere. E’ ancora impossibile capire con certezza se vedrà la luce il progetto miliardario per realizzare sette chilometri sotterranei e la stazione all’ex Macelli, già in parte costruita. Al momento resta chiaro solo l’obiettivo dichiarato e cioè di liberare i binari in superficie per migliorare il traffico pendolare e velocizzare il passaggio e la sosta dei treni Av.

Tutto è fermo: il motivo è al tempo stesso semplice e complesso. Registriamo le parole ottimiste del sindaco fiorentino Nardella dopo l’incontro con il manager di Rfi Maurizio Gentile, incontro "estremamente positivo e concreto che ci consente di procedere nella realizzazione del nodo fiorentino di alta velocità". Ma "ora il governo smetta di litigare tenendo i cantieri fermi e la città in ostaggio", ha evidenziato. La palla è davvero al governo. Ricapitolando: la Politica, quella con la P maiuscola che guarda all’interesse collettivo, deve trovare una ricetta virtuosa che concilii l’analisi costi-benefici, voluta da Toninelli, e la volontà delle amministrazioni locali.

Morale: i lavori del nodo Tav fiorentino restano sospesi perché legati non solo alle decisioni del governo ma anche a doppio filo alla vicenda del concordato del consorzio di imprese Nordavia, vincitore dell’appalto. Semplicità e complessità le ritroviamo dunque anche nell’odissea del progetto stesso del passante fiorentino Av affidato con gara d’appalto da Rete ferroviaria italiana all’associazione temporanea di imprese Coopsette e Ergon che hanno costituito la società Nodavia, al 70% a Coopsette e al 30% a Ergon, quote poi ripartite, dal 2014, per il 99,99 per cento in capo a Ergon (ora controllata da Condotte) e per lo 0,01% in capo a Coopsette.

Tutto a posto? No. Quattro anni dopo, nel 2018, ottenuto il via libera per le terre di scavo, sia Condotte sia Nodavia sono entrate in amministrazione straordinaria. Invece del via si è retrocessi nel tunnel del rischio di fallimento ovviato con la richiesta di concordato preventivo, e patatrac, tutto si è fermato. Le imprese sono gestite dai commissari del ministero dello Sviluppo economico; e loro devono ancora depositare il piano di ristrutturazione. Che può accadere in questo limbo di incertezze? Nel caso che il passante ferroviario Av dovesse essere stralciato dal piano di risanamento dovrebbe tornare in pista Rete ferroviaria italiana, committente dei lavori. Tempi non brevi.

Nel frattempo? Torna in ballo la Politica, con la P maiuscola, che deve dirci se il progetto è funzionale o superato. Se è ancora funzionale – resiste il dibattito tra pro e contro - si vada a tempi certi e lavori sicuri. E si decida anche quale collegamento privilegiare tra Foster e stazione di Santa Maria Novella (Tramvia? People mover? Altro?). Se è superato si decida cosa fare della stazione già realizzata col “buco nero” della Foster. Un hub per il trasporto su gomma pubblico o privato? Tutta materia da campagna elettorale. Ma per favore basta slogan, ma concretezza. Siamo stanchi delle chiacchiere perché Firenze e la Toscana devono riprendere a correre. Con o senza Tav.