Silvio Aimo (Foto Novi)
Silvio Aimo (Foto Novi)

Livorno, 6 maggio 2021 - Ha lavorato in silenzio per provare a salvare il Livorno, ora è giusto che anche Silvio Aimo, socio e amministratore delegato, esca allo scoperto e racconti la sua verità.

Aimo, Spinelli dice che solo lui e Presta hanno messo soldi nel Livorno: è vero?
"Anch’io ne ho messi: avrò messo meno denaro, ma ci ho messo la faccia, la presenza e molto altro che altri soci non hanno fatto. Queste beghe, però, non portano a niente di buono".

L’ex presidente sostiene che non ci sono debiti: qual è la situazione?
"Ci sono, anche se in gran parte rateizzabili. A quanto ammontano? Siamo vicini ai 3 milioni, di cui circa tre quarti con erario, Inps, Inail e per lo stadio. Il Centro Coni? Quello è una piccola parte e rientra tra i fornitori, le problematiche sono Inps e Inail, ma tutte rateizzate. Adesso bisogna fare un piano di ristrutturazione del debito".

Le trattative?
"Non ce ne sono: queste presuppongono che ci si sieda a un tavolo. Ci sono semmai delle proposte che ad ora non sono percorribili. Se chiedi di portare il valore del Livorno a zero pagando i debiti, a quel punto il valore non è più zero. Spinelli è stato chiaro: lascerà la società con uno stato patrimoniale a zero se Favilla versa 2,5 milioni davanti al sindaco o dal notaio. Basterebbe fare quello. Il brand ha un valore, Fauglia ha un valore: di certo il Livorno non vale zero. Per questo non mi sembrano trattative ma proposte che lasciano il tempo che trovano. Se uno mette 2,5 milioni, allora diventa una trattativa".

E quella con Maurya?
"Quella dell’indiano è più percorribile: rispetto a Favilla, lui mette sul piatto una cifra, come proposta è più fattibile dal punto di vista formale, ma nessuno ha mai fatto una trattativa vera. Avevamo concordato di rinviato tutto a fine campionato: ho patito parecchio questa retrocessione, non me l’aspettavo. Con tutti i limiti di questa stagione, non pensavo a un approccio così nella partita decisiva".

La squadra sembra l’ultima responsabile...
"Non so dire cosa sia successo, questo blackout totale per una squadra data in palla, favorita, in grande forma, carica, invece la prestazione non è stata adeguata ed è conseguenza di una stagione travagliata. È stata una mazzata per me: mi sono impegnato al massimo per dare tutto per il Livorno, da stagione travagliata potevamo trasformarla in una miracolata. È mancata la gestione della testa in una partita troppo importante: non ho riconosciuto la squadra, non mi aspettavo una partita di così basso livello. Vincere non avrebbe risolto i problemi, ma li avrebbe attenuati. La retrocessione tra i dilettanti porta invece un danno al club, economico e di immagine. Ora bisogna far di tutto per tornare subito in C, che sia con Favilla, con Maurya o altri: sono pronto a farmi da parte se viene qualcuno con idee e programmi migliori".

Come ripartire?
"Non lo so, sono giorni di riflessioni questi, non ci siamo né visti né parlati con gli altri soci. Sto portando avanti la società perché le problematiche restano: quando mi si dirà di farmi da parte, lo farò. Per ripartire bisogna mettersi intorno a un tavolo e parlarne: sicuramente se non ci sono alternative si va avanti per riportare la società in C".

Tutta la città è contro questa società: lo sapete?
"Capisco la rabbia e la delusione della città, mi prendo le mie responsabilità anche per alcune scelte: ho sempre detto chi sono e cosa faccio senza inventarmi niente. Qualcosa abbiamo messo a posto, altro non ci siamo riusciti: con la serie D cambiano molti scenari e diventa complicato se non c’è un sistema economico forte, altrimenti parliamo di niente. Un conto è fare la D, un conto è farla con l’indebitamento e un altro avendo anche tutti contro. Se c’è un progetto si porta avanti, altrimenti giusto passare la mano, ma a chi? Il sindaco ci vuole parlare e parleremo, ma noi soci ci incontreremo a inizio settimana: Salvetti ha ragione a far sentire la passione della piazza. Io ho sempre cercato di fare il meglio per Livorno".

Igor Vanni