Livorno, 29 settembre 2017 - «Dopo l’emergenza e l’enorme interesse mediatico, si sono spenti i riflettori sul nostro dramma. Siamo soli con i problemi che ci troviamo a gestire con le nostre sole forze, nella più assoluta precarietà. Siamo disperati». Queste le parole di Susanna Falanga Nigiotti. La incontriamo nella sua abitazione in via di Monterotondo, a ridosso del rio Popogna che, all’alba del 10 settembre, ha seminato distruzione e morte. Entriamo nella villetta monofamiliare a due passi dall’argine: è spettrale. Vuota e con ancora i segni dell’acqua e soprattutto del fango che l’ha invasa. Non c’è più nulla. «Ci siamo salvati per miracolo. – sussurra Susanna con gli occhi lucidi – Se penso che poco più avanti c’è l’abitazione di Luisa che ha perso il marito...».

Al di là del ponte sul rio Popogna si trova l’abitazione di Luisa Matteini. Il marito Roberto Vestuti è stato travolto dalla piena.

«Con mio marito comprai questa casa nel 1989 – racconta Susanna – e tutto era in regola». Questa estate «il Consorzio di bonifica – prosegue – ha fatto la pulizia sul letto e le sponde del rio Ardenza che scorre poco più giù e del rio Popogna. Ma gli operai al termine del lavoro hanno lasciato sugli argini gli sfalci, le canne e i rami tagliati. Lo segnalammo perché non ci sembrava regolare».

Susanna va avanti. «Quando si è scatenato il nubifragio, quella domenica notte, il terreno indurito dalla siccità ha fatto da scivolo alla piena che ha sradicato molti olivi centenari e travolto decine di auto, più le canne e le potature abbandonate. Tutto questo è stato trascinato dal torrente Popogna fino al ponte ostruendolo perché ha un’arcata troppo piccola. A quel punto è arrivata l’ondata più devastante: alta 5 metri che ha superato la casa. Prima abbiamo sentito un boato, poi lo schiaffo violento del torrente di fango che ci ha preso in pieno».

In quel momento in casa c’erano Susanna, il marito, la figlia con il genero e le loro bambini ospitati temporaneamente in attesa di traslocare nella loro nuova abitazione. E l’altra figlia di Susanna. «Ci hanno fatto evacuare dalle terrazze. – rammenta Susanna –. Poi sono arrivati i volontari. Erano tanti e giovanissimi. E gli ultrà del Livorno per giorni sono stati al nostro fianco, lavorando da mattina a sera. Ci hanno portato i pasti e si sono immersi nel fango. Il piano terra era stato sommerso fino al soffitto».

Ora la sua casa è stata dichiara inagibile. «Perciò siamo in albergo a spese della protezione civile. Ma dopo un mese dall’alluvione potremo restarci solo pagando la differenza sul contributo del Comune». Nel 2020 Susanna prevede di andare in pensione. «Ma dovrò chiedere un mutuo da 1.000 euro al mese per riparare i danni. A questa età sono di nuovo costretta a indebitarmi per la casa». Intanto, in attesa di sistemare l’abitazione, il Mobilificio Baga Arredamenti di Perignano ha messo a disposizione di Susanna i mobili dell’esposizione ad un prezzo scontatissimo. «Siamo pronti a offrire la stessa opportunità – dice Rosi Signoriello di Baga Arredamenti – anche alle altre famiglie bisognose».