Anselmi, Agroppi, Protti e Da Mommio al meeting delle vecchie glorie
Anselmi, Agroppi, Protti e Da Mommio al meeting delle vecchie glorie

Piombino, 9 luglio 2018 - Una volta era il «Magona», un fascino particolare, il sogno dei bambini di passare dalla polvere dei campini dove giocavano Dinamo e Amatori, all’erba dello stadio che fu anche di una mitica squadra nerazzurra in serie B.

I vecchi raccontavano che il prato era uno dei migliori d’Italia, che drenava l’acqua come pochi perché sotto il terreno c’erano le fascine. Era magico il momento in cui la domenica, i giocatori emergevano dal sottopasso per guadagnare il campo.

Magari, col tempo, anche gente uscita poco prima dal turno in fabbrica, ma in quel momento solo eroi che si materializzavano, gladiatori pronti alla sfida.

Quanti nomi hanno calpestato quell’erba, quanta storia sugli spalti e sotto la tribuna coperta da dove spuntava il teleobbiettivo di Gianni Gorini e si rinnovava ad ogni gol l’esultanza di Ivio Barlettani e di Giuseppe Maganzi in tribuna stampa. Poi col tempo l’erba è ingiallita, nel regno della ruggine i colori nerazzurri sono diventati sbiaditi. Tutto si è affievolito. Ma il ricordo non si è perso.

Si chiama #Stadioxtutti, la nuova associazione che non vuol dimenticare e cerca la rinascita del vecchio impianto. Un comitato che ha lanciato l’appello e all’appello in tanti hanno risposto e sono tornati al Magona. Qualcuno è sceso in campo con una maglia gialla, altri con un completo blu e si è giocato. Fiato corto ed infinite sostituzioni per finire sul 3-3 con una rete del «forestiero» Igor Protti che non è voluto mancare nella compagnia dei Pierozzi, degli Agroppi, dei Medda, dei Ronchi, dei Chelotti, dei Bianchi, dei Gerli, dei Rocchiccioli, dei Da Mommio di tanti altri e anche del ricordo di chi non c’è più: Sergio Picchi, Duccio Mazzaccherini e purtroppo altri. Sentito su Facebook il post dell’ex sindaco Gianni Anselmi, passato anche lui dai pulcini alla prima squadra, dieci anni al Magona.

«Lì – ha scritto - ho imparato a misurarmi con me stesso in una dimensione collettiva, ho incontrato amici veri, tecnici e dirigenti insegnanti di sport e di vita, figure indimenticabili di campo e spogliatoio. Non sono stato il calciatore che avevo sognato di diventare, ma sono un uomo migliore di quello che sarei stato se non avessi fatto sport. Non giocherò, anche se ne avrei gran voglia: rischio seriamente di farmi male. Mi basterà riascoltare il profumo dell’erba tagliata e il rumore del cuoio che calcia il cuoio».

F.B.