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29 mag 2022

Demiro Marchi, eredità preziosa "La scuola come ascesa sociale"

Il convegno al teatro Solvay nei cento anni della nascita dell’ex sindaco e professore pedagogo

29 mag 2022
L’intervento del presiedente della Regione Eugenio Giani
L’intervento del presiedente della Regione Eugenio Giani
L’intervento del presiedente della Regione Eugenio Giani
L’intervento del presiedente della Regione Eugenio Giani
L’intervento del presiedente della Regione Eugenio Giani
L’intervento del presiedente della Regione Eugenio Giani

"Ricordare Demiro Marchi significa parlare di un pezzo di storia di Rosignano e della ricostruzione della nostra collettività sia dal punto di vista infrastrutturale che sotto l’aspetto sociale, con la scuola che è stata uno dei pilastri sui quali si è fondato l’impegno di Marchi". Con queste parole il dsaco Daniele Donati, ieri mattina, ha aperto il convegno al Teatro Solvay per celebrare Demiro Marchi, ex sindaco, uomo politico, studioso, per i cento anni dalla sua nascita. "Lo ricordiamo come persona legata alla nostra comunità, ma anche come uomo che ha creduto nella scuola come elemento di crescita collettiva". Sul palco a parlare sono stati il professor Franco Cambi (considerato uno dei più autorevoli e operosi specialisti di teoria e di storia dell’Educazione d’Italia, già professore ordinario di Pedagogia Generale presso l’Università di Firenze, ex collega e amico di Marchi), il professor Cosimo Ceccuti (presidente della Fondazione Spadolini - Nuova Antologia, già professore ordinario presso la facoltà di scienze politiche “Cesare Alfieri” di Firenze), i familiari di Demiro Marchi e il regista Rachid Benhadj. "In Italia – ha spiegato il presidene Eugenio Giani – la scuola rappresentava un elemento di discrimine tra classi sociali. Poi la riforma del sistema scolastico, con il tempo pieno e l’obbligo spostato in avanti, è stato un elemento di rottura col passato e ha trasformato la scuola in uno strumento di massa per elevarsi dal punto di vista culturale e civico. E questo è ciò in cui credeva Demiro Marchi".

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