Uno dei dischetti spiaggiati
Uno dei dischetti spiaggiati

Isola d’Elba (Livorno), 28 luglio 2021 – Non solo in Toscana: ora i dischetti di plastica sono stati ritrovati in molte spiagge d’Italia, fino alla Sicilia e alla Sardegna. «Misteriosi dischetti di plastica continuano a spiaggiarsi sulle coste di Isola d'Elba, Toscana, Sardegna, Liguria, Corsica e nord del Lazio». È quanto sottolineato, in una nota, da Legambiente Arcipelago Toscano spiegando che «in particolare, all'Isola d'Elba, soprattutto quando soffiano venti dal quadrante nord, continuano a spiaggiarsi centinaia di dischetti di plastica segnalati fin da aprile».

«Nei giorni scorsi - spiega ancora l'associazione - a Procchio, la spiaggia del Comune di Marciana più colpita dal fenomeno, ne sono stati raccolti a centinaia, ma turisti e elbani li segnalano un po’ in tutte le spiagge dell'Isola. Segnalato anche un cospicuo ritrovamento a Baratti e altre segnalazioni arrivano da diverse località della costa pisana e livornese, da  Viareggio e della Liguria. E ancora, i dischetti sono stati ritrovati recentemente a anche a Bastia, in Corsica e lungo la costa di Orosei e in altre località della Sardegna, così come a Marina di Pescia Romana, in provincia di Viterbo, al confine con la Toscana. Qualche dischetto nei giorni scorsi è stato segnalato perfino in Sicilia. si tratta di un inquinamento che sembra non avere fine e che si sta ampliando da un'area che sembra coincidere con quella del cosiddetto vortice di microplastica presente a nord dell'Elba e tra l'Isola di Capraia e la Corsica. Si tratta di dischetti poco più grandi di un pollice».

Legambiente chiede che «venga individuata la fonte di questo inquinamento - molto pericoloso per la fauna marina - che somiglia molto a quello provocato nel 2018 dal cedimento strutturale di un depuratore sul Sele, in Campania, anche se i dischetti che vengono trovati attualmente nel Tirreno settentrionale sono più piccoli e le loro dimensioni ridotte rendono ancora più difficile recuperarli e che possono essere più facilmente ingeriti da tartarughe marine e altre creature del mare». 

Maurizio Costanzo