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13 dic 2021

Fornitori navali: perdite del 70%

Livorno, l’allarme degli operatori per le procedure di esenzione Iva. Gli armatori fanno scorta in altri Paesi

13 dic 2021
Salvatore Favati (a sinistra) e Gadi Polacco lanciano l’allarme
Salvatore Favati (a sinistra) e Gadi Polacco lanciano l’allarme
Salvatore Favati (a sinistra) e Gadi Polacco lanciano l’allarme
Salvatore Favati (a sinistra) e Gadi Polacco lanciano l’allarme

Livorno, 14 dicembre 2021 - I fornitori navali di Livorno (sono tre) e provincia (1 a Piombino) lanciano l’allarme per il settore dei rifornimenti per le navi straniere e italiane che navigano in alto mare. Dal 14 agosto scorso hanno visto calare tra il 30 e 70% i fatturati.

"La causa è presto detta - spiegano Salvatore Favati e Gadi Polacco della George Menaboni General Shipchandler di Livorno - ovvero le procedure complesse e farraginose prodotte dalla burocrazia Italia per ottemperare le normative europee che consentire l’esenzione Iva a beneficio delle compagnie di navigazione sulle forniture navali, ha indotto molti operatori stranieri a non rifornirsi più nei porti italiani dove le loro navi mercantili, o passeggeri continuano a fare scalo, ma senza approvigionarsi di carburante, generi alimentari, pezzi di ricambio per le manutenzione e qualsiasi altro bene sia necessario alla navigazione e alla vita a bordo".

Segnalano Favati e Polacco: "All’estero per adempiere alla stessa normativa gli operatori marittimi esibiscono la richiesta per l’esenzione Iva per le navi d’alto mare su carta semplice. Comprendiamo la necessità di prevenire le fondi in questo ambito, ma gli adempimenti vessatori imposti in Italia sono immotivati perché a monte ciascun agente marittimo già fa le opportune verifiche sulle navi mercantili e passeggeri in arrivo. Inoltre per le navi l’attracco in porto a Livorno, a Piombino, o Marina di Carrara per restare in Toscana, oppure in qualunque altro porto italiano, deve essere autorizzato e documentato con la dichiarazione di provenienza. Di lì non si scappa. Perciò l’ulteriore contorto adempimento, con l’invio da parte degli armatori esteri di moduli da compilare, con allegate copie dei documenti di identità e molto altro, al Centro Operativo di Pescara (l’unico abilitato a verificare le richieste di esenzione Iva) è farraginoso e prevede tempi di risposta tra uno e due gironi, incompatibili con i tempi di permanenza delle navi nei porti". Di qui la richiesta di "autorizzare gli agenti marittimi non solo a trasmettere, ma anche a rendere in veste di dichiarante la dichiarazione telematica di alto mare per conto degli armatori non residenti in Italia. Tale attività oggi non è prevista dalla normativa italiana vigente".

Intanto gli effetti di questo sistema perverso si stanno riflettendo a cascata anche su altre categorie: oltre i fornitori, anche gli autotrasportatori. Sulla spinosa questione è inoltre intervenuto l’onorevole Manfredi Potenti della Lega con una interrogazione nella quale chiede al ministro dell’economia e finanze "se sia a conoscenza delle difficoltà del settore forniture navali" e " quali provvedimenti intenda assumere per rendere meno gravoso l’adempimento normativo delle correlate misure anti-frode". 

Monica Dolciotti

© Riproduzione riservata

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