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7 giu 2022

Qualità della vita, numeri bassi

Le classifiche del Sole 24 Ore pongono Livorno sotto la media, ma tra i parametri non ci sono clima e paesaggio

7 giu 2022
Musica al tramonto sul lungomare: per le statistiche siamo in basso, ma la qualità percepita è alta
Musica al tramonto sul lungomare: per le statistiche siamo in basso, ma la qualità percepita è alta
Musica al tramonto sul lungomare: per le statistiche siamo in basso, ma la qualità percepita è alta
Musica al tramonto sul lungomare: per le statistiche siamo in basso, ma la qualità percepita è alta
Musica al tramonto sul lungomare: per le statistiche siamo in basso, ma la qualità percepita è alta
Musica al tramonto sul lungomare: per le statistiche siamo in basso, ma la qualità percepita è alta

Dodici indicatori che descrivono la qualità della vita, provincia per provincia, dividendo i dati per fasce d’età: bambini, giovani e anziani. È uscita la classifica del Sole 24 Ore che ha analizzato i parametri di 107 province in tutto. Aosta per i bambini, Piacenza per i giovani e Cagliari per gli anziani. Sono queste le tre province che vincono quest’anno la sfida della Qualità della vita secondo i dati raccolti dal quotidiano di Confindustria.

Livorno invece si piazza al 49° posto per la qualità della vita dei bambini, al 66° per i giovani e al 94° per gli anziani. Dati che nella percezione comune non sembrano aderenti alla realtà in quanto i livornesi non ritengono certo di abitare in una delle peggiori città italiane per quanto riguarda la qualità della vita degli anziani e nella parte bassa della classifica per i giovani, appena in media per i bambini.

Le classifiche elaborate dal Sole 24 ore si basano su una serie di parametri che vanno dagli asili nido agli spazi verdi nelle scuole e le attività sportive per i bambini, alll’imprenditoria, la fecondità, la disoccupazione, gli affitti, i bar e le discoteche per i giovani e i servizi sanitari, l’aspettativa di vita, gli orti urbani, le malattie croniche per gli anziani.

Non vengono presi in esame altri parametri che in realtà per i livornesi sono fondamentali: il clima, la presenza del mare, i livelli di inquinamento atmosferico, la qualità dei cibi, la bellezza del paesaggio, elementi più difficili da valutare e confrontare con altre realtà, ma molto importanti per valutare la qualità delle vita.

Per quanto riguarda i bambini siamo al 44° posto per gli asili nido, al 24° per l’indice di attività sportiva, al 68° per l’accessibilità delle scuole (barriere architettoniche) e al 6° posto per scuole con palestra.

Per i giovani siamo al 72° posto per imprese con titolari under 35, al 38° posto per i matrimoni, al 21° posto ber bar e discoteche, al 22° per disoccupazione, al 59° posto per laureati, al 46° posto per età media del parto e al 93° posto per amministratori comunali sotto i 40 anni.

Per quanto riguarda la fascia degli anziani (che il Sole individua negli over 65, ma che a Livorno e provincia viene invece ormai considerata a partire dagli 80 anni), la classifica finale è al 94° posto. Per la speranza di vita siamo al 23° posto, per l’esposizione all’inquinamento acustico al 43°, per le biblioterche al 94° posto, per l’assistenza domiciliare al 40°. Per il numero di geriatri al 106° posto, per le malattie croniche al 50°. Per gli orti degli anziani al 60° posto. Per il numero di infermieri al 25° posto. Siamo agli ultimi posti, e questo è un bene, per il consumo di farmaci per la depressione: 99°.

Queste classifiche hanno il pregio di mettere a confronto città e regioni diverse sulla base degli stessi parametri. Ma è chiaro che si tratta di una visione parziale: ad esempio Livorno è in posizione 106 per il numero dei geriatri: questo dato, apparentemente negativo, può anche rivelare che in realtà le persone anziane hanno pochi problemi (e infatti per l’aspettativa di vita siamo ai primi posti) e quindi c’è poca richiesta di questo tipo di servizio. Per quanto riguarda i giovani la posizione numero 22 in Italia sulla disoccupazione è molto buona e sfata un po’ il mito di Livorno città dove si vive bene, ma non c’è lavoro. Dati che comunque fanno riflettere, a patto di andare oltre i numeri e le percentuali.

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