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5 apr 2022

Rigassificatore, ecco gli scenari

Piombino, le ipotesi sull’impianto galleggiante. C’è già chi dice no per gli eventuali effetti sul turismo

Le nuove banchine del porto di Piombino
Le nuove banchine del porto di Piombino
Le nuove banchine del porto di Piombino

A Piombino si sta già sviluppando il dibattito sul progetto del rigassificatore, ma di fronte all’emergenza nazionale è possibile che il piano del Governo superi le competenze locali. Specialmente se l’impianto galleggiante dovesse essere posizionato in mare aperto, al di fuori del territorio del Comune di Piombino. I tecnici Snam, che hanno svolto un primo incontro i città, dovranno elaborare una proposta in tempi brevi. Anche perché gli eventi in Ucraina sono di ora in ora sempre più gravi e l’Italia, insieme all’Europa, intende ridurre drasticamente le importazioni di gas russo che finiscono per finanziare la guerra. E anche a lungo termine c’è l’esigenza di diversificare le fonti di approvvigionamento. I tempi per mettere a regime le rinnovabili, che restano l’opzione migliore, non sono però brevissimi. Servono alcuni anni, mentre nell’immediato le navi cargo metaniere che trasformano il Gnl (gas naturale liquido) riportandolo allo stato gassoso possono essere una soluzione. "Hanno il vantaggio - ha spiegato il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani in un’informativa alla Camera dei giorni scorsi – che possono essere utilizzate finché servono e tolte in qualsiasi momento. Non sono infrastrutture permanenti ma possono fornire un grandissimo contributo all’autonomia energetica dalla Russia".

Al momento sono tre i rigassificatori in funzione in Italia: la struttura di Olt in Toscana (3,75 miliardi di metri cubi all’anno di capacità autorizzata, partecipata al 49,07% da Snam, al 48,24% dal fondo australiano First Sentier Investors, mentre il 2,69% è della società di shipping Golar Lng), progetto nato dalla conversione di una nave metaniera (la “Golar Frost” in un terminale galleggiante di rigassificazione; il rigassificatore di Panigaglia in Liguria (3,5 miliardi di metri cubi all’anno, di proprietà di Snam), il primo impianto di questo tipo costruito in Italia; Adriatic Lng, in provincia di Rovigo, in Veneto (8 miliardi di metri cubi all’anno), anch’esso off shore, a circa 15 chilometri dalla costa e quello più grande in funzione (Snam ha il 7,3%, il resto è di ExxonMobil 70,7% e Qatar Petroleum 22%). La capacità totale di questi tre rigassificatori è di circa il 20% del fabbisogno nazionale. Bisogna salire ancora e per questo oltre a Piombino c’è un piano anche per Ravenna. Intanto a Piombino l’associazione Camping Cig ha già bocciato il rigassificatore: "Se la scelta dei rigassificatori è sbagliata a livello nazionale, lo è molto di più metterne uno a Piombino. Avrà certamente un impatto negativo sull’economia e l’ambiente, i cui effetti si estenderanno al Golfo di Follonica e all’Elba: economia del mare; porto; navi da crociera; turismo; pesca, allevamenti di mitili, orate e aziende trasformatrici".

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