L'imprenditore indiano Maurya (Foto Novi)
L'imprenditore indiano Maurya (Foto Novi)

Livorno, 5 maggio 2021 - "Riprendiamoci quello che ci è stato tolto". È questo l’appello accorato di Livorno_popolare dopo la retrocessione della squadra amaranto in Serie D. Roba che non accadeva da 28 lunghissimi anni e che stavolta non è frutto di un fallimento ma di una gestione completamente sbagliata della società. A partire dal frazionamento delle quote, cedute a imprenditori non in grado di portare avanti una squadra di calcio a certi livelli. "Una fine ingloriosa e purtroppo prevedibile – spiegano i ragazzi di Livorno_popolare –, figlia di anni di gestioni societarie scellerate e di un ultimo anno in cui tutto quello che poteva essere sbagliato è stato sbagliato. Come detto e ripetuto: presenteremo alla società la nostra offerta e a quel punto vedremo quali saranno le intenzioni di coloro che attualmente detengono la proprietà dell’As Livorno. Riprendiamoci quello che ci é stato tolto. Una volta per tutte".

Difficile capire come possa andare a finire la questione societaria, anche perché alle offerte pervenute non è stata data risposta alcuna. Quella di Franco Favilla, portato dal presidente Giorgio Heller, in pratica non è stata presa neanche in considerazione. Da Genova la famiglia Spinelli continua a dare credito a Zoran Popovic, ex presidente (per appena 7 mesi) del Partizan Belgrado, che non è riuscito a prendere neanche il Trapani.

L’unica proposta seria, dunque, sembra quella di Yoghesh Maurya, con un’offerta scritta inviata dagli uffici legali dell’imprenditore indiano e dei suoi soci. A questa non è stata data risposta, se non verbalmente, ritenendo che fosse troppo bassa. E qui ci sarebbe da chiedersi quale sia il valore di una società che non ha niente: non una sede, non un centro sportivo, non un giocatore, visto che si svincoleranno tutti quanti. E che i giovani più appetibili potranno esser riscattata per poco meno di 100.000 euro. Nonostante questo Maurya avrebbe rilanciato e adesso aspetta ancora di sapere dai numerosi soci amaranto quale sia la risposta. Era stato fatto un prezzo per la D e uno per la C: ora che i giochi sono fatti, l’imprenditore con passaporto statunitense attende una risposta, scritta, per poter intavolare una trattativa. A inizio della prossima settimana qualcosa dovrebbe smuoversi con un’assemblea dei soci già programmata e dalla quale, si spera, dovrebbe arrivare una risposta a Maurya. Viene però da chiedersi quale sia il vantaggio, per un imprenditore estero, investire nel Livorno Calcio, una società sprofondata in D e che, come detto, non ha praticamente alcun patrimonio da esibire, se non il blasone e una tifoseria in grado di infiammarsi e far sentire la propria passione.

Diciamo, dunque, che ci sarebbe un potenziale enorme per poter risalire nelle categorie superiore, a patto che si costruisca una società che sia economicamente indipendente lavorando forte sul settore giovanile e sul senso di appartenenza. Con idee chiare e le persone giuste (che non possono essere gli attuali soci), il Livorno potrà risorgere dalle proprie ceneri. È chiaro, però, che prima deve esser fatta piazza pulita.

Igor Vanni