Nogarin
Nogarin

Livorno, 10 settembre 2018 - «Partiamo così: nel pieno rispetto delle vittime, ma in questo anno non abbiamo avuto il tempo di soffermarci per riflettere ed elaborare un trauma enorme e indelebile. Siamo stati impegnati solo sul ‘dopo’, sulla ricostruzione e sulla messa in sicurezza». Il sindaco Filippo Nogarin riassume così i 12 mesi che si è lasciato alle spalle da quella drammatica alba del 10 dieci settembre. 
Sindaco, il bilancio delle cose fatte è soddisfacente?
«Sono state fatte tante cose e mi sento di dire che Livorno è più sicura di un anno fa; anche se molto resta da fare. Purtroppo la messa in sicurezza è molto difficile per la vulnerabilità di un territorio fortemente cementificato di fronte ad eventi che credevamo rari e che invece rari non sono più».
Colpa di come si è costruito? 
«Le cementificazioni selvagge degli anni passati, con tutta la forza economica che ci stava dietro, hanno senz’altro indebolito il territorio al punto di renderlo fragile e vulnerabile».
La città come ha reagito?
«Dimostrando di avere un grandissimo cuore e una grande volontà di guardare al domani».
Qualcosa è cambiato, però...
«Sì, la consapevolezza che un evento calamitoso come quello di un anno fa non è da più da considerarsi ‘raro’, o cinquecentennale come dice qualcuno, e che noi lo abbiamo pagato carissimo».
Le cerimonie di oggi e domani?
«Sono un’occasione per fermarsi e riflettere, ma anche per trovare la forza di guardare indietro con la voglia di elaborare il trauma. Badate bene: non di rimuoverlo, bensì di viverlo nella sua interezza di trauma qual è stato per la città. Poi è molto bello che gli eventi siano stati decisi tutti insieme al tavolo di coordinamento e, quindi, la città si è fatta ancora di più comunità».
Per qualcuno sarà l’occasione per lamentarsi.
«Anche per me. Ci sono ancora oggi cose che mi lasciano molto perplesso. Ad esempio, aziende e persone oltre ai danni emotivi hanno subito pesanti perdite materiali. E in uno Stato di diritto si dovrebbero soprattutto tutelare le vittime. Ma oggi in Italia non è così».
Altra caratteristica tutta italiana è che di fronte a queste emergenze è sempre ‘colpa del sindaco’.
«Oggi tutto si riduce all’individuazione di un colpevole. Viviamo in una società famelica di giustizia, quando la vera giustizia sarebbe stare all’interno di un ragionamento che preveda sì anche l’individuazione di un responsabile al fine di non fare accadere più certe cose. Perciò fa comodo che sia sempre colpa del sindaco, che è la figura politica più vulenarabile, il problema è che non ci si accorge che attorno a questo pensiero ruota tutta la crisi della politica».