Edi e la famiglia sterminata ad Auschwitz. “Ho sempre paura di trovare una svastica sui muri"

Lo sfogo di Edi Bueno la cui famiglia di origine ebraica fu deportata nei campi di concentramento. L’abbraccio del circolo Norfini di Colline: "Sono circondata da persone che mi vogliono bene"

Edi Bueno con Dina e Renzo
Edi Bueno con Dina e Renzo

Livorno, 26 gennaio 2024 – “Sono circondata da persone che mi vogliono bene, Ma ho sempre paura di girare per strada e trovare una svastica sui muri". Si è stretta attorno a lei la comunità del circolo Norfini di Colline, insieme a quella dell’associazione culturale Cambiamenti, alla viglia del giorno della Memoria. Una giornata, un pranzo, un omaggio, una carezza per la 93enne Edi Bueno la cui famiglia di origine ebraica fu nel ’44 deportata e sterminata a Auschwitz.

"Ho sofferto tanto - ammette nonna Edi - A mezza Livorno, scorre nelle vene il sangue da me donato. Perché gli ebrei sono fatti di carne come gli altri. E buoni di cuore". Due le presenze di peso al pranzo. Quella dell’assessore alla Cultura Simone Lenzi, e del presidente della comunità ebraica di Livorno Vittorio Mosseri.

"La nostra è una comunità radicata sul territorio da più di 400 anni - afferma quest’ultimo -. Siamo ancora qua, nonostante quello che i fascisti hanno voluto farci. Oggi - ieri, ndr -, mi sono sentito a casa, ben accolto. Grazie per la sensibilità mostrata verso la comunità. Ma non siamo solo ebrei: siamo livornesi di religione ebraica. Fare memoria e ricordare significa rendere attuale quanto successo ottant’anni fa. Oggi l’antisemitismo sta tornando, sta crescendo in maniera violenta anche in Italia. Chi è antisemita ce l’ha con la democrazia. Invito tutti voi a vigilare a protezione della democrazia: è costata la vita a sei milioni di ebrei e a chi ha lottato per la Resistenza. Va difesa in tutti i modi, altrimenti il risultato sarà quello di un regime dittatoriale che mette a repentaglio i nostri valori di inclusione, di libertà".

Parla con commozione e con la voce spezzata l’assessore Lenzi: "Questa è casa mia. Qua son cresciuto, qua mio padre ha trascorso anni e anni della sua vita. La famiglia Lenzi è qui dagli anni ’50. Ma se mi chiedessero che cos’è Livorno, risponderei che è la città in cui ogni giovedì Edi Bueno viene a giocare a tombola. Questa città ha una sua unicità senza paragoni. A chi prova a negarlo, dico che gli ebrei sono qui dal ’600. E’ casa loro, è casa nostra. Livorno è una città in cui chiunque deve sentirsi il benvenuto. Punto".

Finita l’iniziativa, consegnato un piatto in ceramica a Edi con le rigorose foto di rito, la 93enne avvisa i naviganti: "Via, ora si fa una bella tombolata".