L’omelia di don Paolo per riportare la pace

Prima messa domenicale dopo la scomunica di padre Ramon Guidetti, che in chiesa a Guasticce aveva definito Papa Francesco “un usurpatore”

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Livorno, 8 gennaio 2024 - “Sabato abbiamo parlato della ricerca del Signore. Oggi vi dico: ascoltatelo. Adoratelo, perché è lui il centro della nostra vita, della nostra fede: Colui che tutto illumina, Colui che tutti guida. Il resto è contorno". Si è affidato a queste parole Monsignor Razzauti, nella messa domenicale di ieri, rivolgendosi alla comunità di San Ranieri in Guasticce, alle prese con il profondo momento di transizione e sconforto a seguito della scomunica di don Ramon Guidetti per l’omelia giudicata di "natura scismatica". Durante la messa del 31 dicembre il sacerdote 48enne ha detto che l’atto di rinuncia di Benedetto XVI del 2013 non era valido e che, di conseguenza, il papato di Francesco è illegittimo, "un usurpatore", secondo le sue parole. Il vescovo di Livorno Simone Giusti è corso ai ripari e ha individuato in don Paolo Razzauti il saggio traghettatore necessario, fino all’arrivo del nuovo punto di riferimento dei fedeli della zona: il giovane don Matteo Sassano. "Dio è attenzione verso l’altro - il passaggio saliente dell’omelia di Monsignor Razzauti -. Oggi sembra nel nostro tempo, se vogliamo di confusione, manipolazione e di abuso, che sia urgente tornare a guardare a lui per chiederci: chi è Dio per me? Chi sei tu o’ Dio? Dove sei? Mi sembra che oggi Dio in Gesù ci dica che le fazioni, i partiti contrapposti, gli schieramenti di battaglia non fanno parte di lui. Chi si mette in queste dimensioni esce dalla dimensione della Chiesa". E qui il ritorno, l’ancoraggio alla dottrina e ai dogmi del Vaticano, sotto la guida pontificia di Francesco: "Possiamo metterlo a servizio degli altri il dono dello Spirito Santo. "Fratelli tutti" come dice Papa Francesco. Questa è la vera libertà. La rivelazione più sconvolgente è che Dio è amore, lasciare se stesso per andare incontro all’altro. L’amore è servizio, nascosto, silenzioso. E’ stola e grembiule, fraternità. Dio rigetta i nostri restringimenti di confini, non apprezza steccati ideologici o frontiere chiuse, le ostentazioni egocentriche, perché ama gratuitamente, indistintamente". Infine, il congedo, il saluto ai parrocchiani, che chiude e riassorbe di fatto la transizione dall’ex don (Ramon) al nuovo (Matteo): "Comunità di San Ranieri in Guasticce - la chiusura d’omelia di Monsignor Razzauti - fate la vostra scelta di libertà. Continuate nella condivisione dell’amore e del rispetto tra di voi. Perché il nostro futuro di Chiesa sia più divino, più umano. Vi saluto e vi ringrazio, dopo questa settimana sofferta. Continuate a vivere così, in servizio vicendevole, e nel comprendere che chi dobbiamo continuare a cercare è Cristo signore. Anche con don Matteo, che domani arriverà - oggi, ndr -. Siategli vicini, accompagnatelo. Suggeritelo. Criticatelo se necessario: è persona disponibile al dialogo e al colloquio. Buon cammino".

di Francesco Ingardia