"Mio figlio offeso all’allenamento". Caso alla Polisportiva di Vicarello

Sfogo del padre del piccolo con deficit cognitivo. Diversa la versione dei fatti della direttrice tecnica

Bambini che giocano (Foto di repertorio)

Foto generica di bambini che giocano

Collesalvetti (Livorno), 23 febbraio 2024 – “Mio figlio è certificato per disturbo cognitivo-comportamentale. Grazie alla neuropsichiatria infantile di Livorno e all’aiuto degli assistenti sociali della Usl, io e mia moglie e con nostra grande caparbietà, siamo riusciti ad aiutarlo al punto che adesso parla e sta con gli altri bambini, interagendo attivamente. Ha una memoria prodigiosa. Lo sport rientra nel suo percorso di recupero e formativo grazie alla Polisportiva di Vicarello, dove pratica basket, insieme al fratello e alla sorella. Ma mercoledì sera all’ultimo allenamento con tutti gli altri ragazzini, qualcosa lo ha profondamente turbato". Lo racconta a ’La Nazione’ il babbo del piccolo. "Lui come gli altri bambini sono stati ripresi dall’allenatore perché non seguivano con attenzione le sue indicazioni. – prosegue il genitore – Il mio bimbo in particolare in quel frangente non ha compreso, molto probabilmente, un’indicazione dell’allenatore. Avrebbe dovuto stare fermo in una determinata posizione. Visto che non collaborava come avrebbe dovuto, l’allenatore lo ha preso per le braccia per fargli capire dove mettersi. Il bimbo però è andato in crisi e ha iniziato a piangere. A quel punto l’allenatore, forse spazientito, lo ha rimproverato facendosi scappare dalla bocca l’epiteto ’mongolo’". "Ha visto e sentito tutto – aggiunge il genitore – anche la sorella di 12 anni". Il bimbo sempre in lacrime e fine seduta, ha raggiunto lo spogliatoio ed è tornato a casa con la mamma dove, racconta il padre del bambino "mio figlio mi ha detto che l’allenatore lo aveva definito ’mongolo’ e mi ha chiesto cosa significasse. Per minimizzare gli ho risposto che si tratta di un abitante della Mongolia. Subito dopo ho telefonato al presidente della Polisportiva di Vicarello per chiedere spiegazioni. Lui si è rammaricato dell’episodio e ha ammesso che l’allenatore ha modo di fare non del tutto adatto all’età di tutti i bambini, che tratta tutti allo stesso modo, incluso il mio. Ho chiesto che l’allenatore si scusasse, ma non è stato così. Di qui il mio sfogo sui social (la pagina facebook Indignati di Colle, ndr)". Tuttavia "sabato incontrerò il presidente della Polisportiva per parlare direttamente con lui".

Diversa la versione dei fatti della direttrice tecnica della Polisportiva di Vicarello: "Partecipo anche io agli allenamenti del mini-basket e in quella circostanza sono stata io a redarguire tutti i bambini perché erano indisciplinati e non seguivano con attenzione l’allenatore. Il bambino protagonista di questa vicenda, a differenza degli altri, si è messo a piangere. Ma nessuno si è rivolto a lui appellandolo con il termine ’mongolo’. Ci siamo subito adoperati per parlare con i genitori e per chiedere un colloqui con loro. La nostra una società fortemente inclusiva".

M.D.